Samhain. Calenda. Chiamatela come più vi aggrada.
Questa è la notte in cui il velo si solleva.
I Morti tornano a camminare, sussurrano, ci ricordano chi siamo - noi, i Vivi.
E la Terra infine si addormenta. Un sonno lungo, necessario al prossimo Risveglio.
Il Cerchio si è chiuso.
Anche noi dovremmo imparare a completarlo.
Nelle nostre vite e per le nostre vite.
Per la completezza. Per zittire questo senso di insoddisfazione che sovente ci coglie.
Per mettere la parola "fine", di tanto in tanto, alla nostra Ricerca.
Noi (io e gli altri del Cerchio... Viola e Lunaspina, soprattutto) domani notte accenderemo le torce e bruceremo nel fuoco del camino le nostre buone intenzioni per la prossima Ruota. E anche quei pochi bigliettini che contengono ciò che siamo riuscite a concludere. (Qualcosa, sì... Il Cerchio, almeno in parte, si è chiuso.)
A voi tutti, amici lontani, auguro la più serena notte di Calenda.
Io scomparirò per una settimana, nella mia Casa dei Ranocchi.
A presto, a presto.
martedì 30 ottobre 2007
mercoledì 24 ottobre 2007
E poi ci diciamo (da soli) che l'uomo è un animale intelligente. L'uomo NON è un animale intelligente. L'uomo è un animale CRUDELE.
Leggete qui che cosa succede in un angolo del nostro meraviglioso mondo.
Un certo Guillermo Habacuc Vargas (sedicente artista e sicuro psicopatico) avrebbe causato la morte di un cane (chiamato Natividad) rinchiudendolo in una stanza e impedendogli di alimentarsi. Cito dal blog di Darkmcmahon:
«[...] un cane è legato ad una corda e gli è impedito di alimentarsi. In aggiunta, le mura che circondano l’animale sono ricoperte di scritte create utilizzando croccantini per cani. Inutile dire che il povero animale è deceduto poco tempo dopo l’inizio della mostra… Non riesco a capire come nessuno possa essere intervenuto per impedire questa tortura… Molte fotografie mostrano il pubblico intendo a guardare la mostra, con free drink e stuzzichini fra le mani, fregandosene altamente della vita di questo animale. L’ “artista” si giustifica sottolineando che, siccome il cane è randagio, prima o poi sarebbe morto comunque…»
Adesso questo "signore" sarebbe stato scelto come rappresentante del proprio paese alla rassegna d'arte Biennal Central America Honduras 2008. Non c'è limite all'indifferenza umana, ma noi gridare forte il nostro "NO" e boicottare Vargas, firmando questa petizione.
Vi prego, fatelo. E' importante.
(Le foto del cane, mi perdonerete, ma non riesco a postarle: mi fanno troppo male...)
Leggete qui che cosa succede in un angolo del nostro meraviglioso mondo.
Un certo Guillermo Habacuc Vargas (sedicente artista e sicuro psicopatico) avrebbe causato la morte di un cane (chiamato Natividad) rinchiudendolo in una stanza e impedendogli di alimentarsi. Cito dal blog di Darkmcmahon:
«[...] un cane è legato ad una corda e gli è impedito di alimentarsi. In aggiunta, le mura che circondano l’animale sono ricoperte di scritte create utilizzando croccantini per cani. Inutile dire che il povero animale è deceduto poco tempo dopo l’inizio della mostra… Non riesco a capire come nessuno possa essere intervenuto per impedire questa tortura… Molte fotografie mostrano il pubblico intendo a guardare la mostra, con free drink e stuzzichini fra le mani, fregandosene altamente della vita di questo animale. L’ “artista” si giustifica sottolineando che, siccome il cane è randagio, prima o poi sarebbe morto comunque…»
Adesso questo "signore" sarebbe stato scelto come rappresentante del proprio paese alla rassegna d'arte Biennal Central America Honduras 2008. Non c'è limite all'indifferenza umana, ma noi gridare forte il nostro "NO" e boicottare Vargas, firmando questa petizione.
Vi prego, fatelo. E' importante.
(Le foto del cane, mi perdonerete, ma non riesco a postarle: mi fanno troppo male...)
lunedì 1 ottobre 2007
In perfetta ripresa, sull'orlo del precipizio...
Sono qui, né carne né pesce e forse vagamente frustrata; ma va bene così. Ho un buon rapporto, io, con le mie frustrazioni, perché so di essere Imperfetta e Contraria a ogni comune direzione: disperata quando tutti esultano, fortissima e granitica quando intorno a me si domanda aiuto. Ormai ci ho fatto l'abitudine.
Dopo il post in cui vi annunciavo la mia supplenza, lo ammetto, mi sono lasciata affondare dall'alta marea. Delusa dall'atteggiamento apatico di questi nuovi giovani così lontani da me (abbiamo solo dieci anni di differenza ma, davanti alla loro completa mancanza di passione e di orgoglio, mi sento fiera e decrepita al tempo stesso), mi domandavo che senso avesse affannarmi per preparare le lezioni, i compiti e le verifiche, per gente a cui interessa solo riempire la pancia nell'intervallo e, se possibile, evitare con l'astuzia qualche insufficienza.
E' durata un giorno. Un mercoledì terribile in cui ho pianto e singhiozzato tornando a casa in macchina, con la radio accesa. Ho compromesso il mio equilibrio, ne ho pagato lo scotto, ma alla fine mi sono rialzata. E, da venerdì scorso, ho deciso che non m'importa nulla di ciò che pensano i ragazzi o i colleghi. Ho deciso di andare avanti a testa alta lungo questo breve tragitto, senza caricarmi di problemi che non m'appartengono. Non posso risanare da sola i mali della nostra società, la perdita dei valori, il disagio giovanile: mi viene mal di testa solo a pensarci.
E allora via, avanti di nuovo a vele spiegate, col vento della spensieratezza fra i capelli. A quel paese gli adolescenti sfiduciati, i colleghi burberi e il mio conto in banca che oscilla fra depressione e speranza. A quel paese tutto, io non ho tempo di fermarmi.
Nel tempo libero ho ricominciato a pensare alla cena del 31, alla nostra piccola vacanza invernale che s'avvicina, al sito del Cerchio del Frassino da realizzare e ho perfino iniziato ad addobbare la Casa dei Ranocchi in onore del Re Autunno...
In fin dei conti sta a noi «decidere che cosa fare con il tempo che ci viene concesso», diceva "qualcuno".

Dopo il post in cui vi annunciavo la mia supplenza, lo ammetto, mi sono lasciata affondare dall'alta marea. Delusa dall'atteggiamento apatico di questi nuovi giovani così lontani da me (abbiamo solo dieci anni di differenza ma, davanti alla loro completa mancanza di passione e di orgoglio, mi sento fiera e decrepita al tempo stesso), mi domandavo che senso avesse affannarmi per preparare le lezioni, i compiti e le verifiche, per gente a cui interessa solo riempire la pancia nell'intervallo e, se possibile, evitare con l'astuzia qualche insufficienza.
E' durata un giorno. Un mercoledì terribile in cui ho pianto e singhiozzato tornando a casa in macchina, con la radio accesa. Ho compromesso il mio equilibrio, ne ho pagato lo scotto, ma alla fine mi sono rialzata. E, da venerdì scorso, ho deciso che non m'importa nulla di ciò che pensano i ragazzi o i colleghi. Ho deciso di andare avanti a testa alta lungo questo breve tragitto, senza caricarmi di problemi che non m'appartengono. Non posso risanare da sola i mali della nostra società, la perdita dei valori, il disagio giovanile: mi viene mal di testa solo a pensarci.
E allora via, avanti di nuovo a vele spiegate, col vento della spensieratezza fra i capelli. A quel paese gli adolescenti sfiduciati, i colleghi burberi e il mio conto in banca che oscilla fra depressione e speranza. A quel paese tutto, io non ho tempo di fermarmi.
Nel tempo libero ho ricominciato a pensare alla cena del 31, alla nostra piccola vacanza invernale che s'avvicina, al sito del Cerchio del Frassino da realizzare e ho perfino iniziato ad addobbare la Casa dei Ranocchi in onore del Re Autunno...
In fin dei conti sta a noi «decidere che cosa fare con il tempo che ci viene concesso», diceva "qualcuno".
Il mio cesto per l'autunno, nella Casa dei Ranocchi.
venerdì 28 settembre 2007
A piedi nudi, sotto la pioggia...
I monaci buddisti si sono messi in marcia. A piedi nudi, sotto la pioggia, senza strepito, per gridare silenziosamente la sofferenza del loro Paese. E poi la gente, dietro di loro, si è unita al corteo. E' diventata un fiume in piena, che ora i militari stanno cercando di contenere, arginare, soffocare. Zitti, devono stare zitti. Costi quel che costi.
La storia della Birmania è una storia fortemente travagliata: prima la dominazione inglese (a partire dal 1919), poi quella giapponese, durante la seconda guerra mondiale e infine la democrazia, conquistata nel '48 e distrutta nel '62, quando un colpo di stato instaurò un regime ottuso e spietato - come lo sono tutti i totalitarismi.
Oggi:
- i prigionieri politici, gettati in carcere o condannati agli arresti domiciliari, sono più di un migliaio e fra loro vi sono anche monaci, studenti, operai: chiunque si sia reso "colpevole" di criticare la politica del regime o abbia osato mantenere contatti con birmani esuli all'estero;
- i prigionieri politici, i detenuti di ogni tipo e gli appartenenti alle minoranze etniche vengono sistematicamente condannati ai lavori forzati. A questa pratica vengono costretti anche i cittadini liberi da qualsiasi condanna, qualora lo Stato lo ritenga necessario;
- la repressione delle minoranze etniche è sistematica e non di rado donne e bambini ad esse appartenenti vengono fatti lavorare come schiavi e poi uccisi, affinché simili orrori non possano essere diffusi.
E' il momento di dire BASTA.
Basta alla violenza, all'arroganza, alla cancellazione della libertà. Basta all'orrore cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime ore.
Schieratevi anche voi al fianco dei monaci della Birmania: documentatevi sulle condizioni in cui versa il loro Paese, sulla sua storia (l'ignoranza e la mancanza di informazioni vanno a braccetto con le ingiustizie sociali!). Indossate qualcosa di rosso (io ho già appeso un grande panno rosso sul balcone e questa sera accenderò una candelina sul davanzale della finestra), come simbolo di solidarietà e fratellanza e, infine, firmate la petizione di Amnesty International, affinchè il massacro sia fermato
.
La comunità internazionale non può e non deve continuare a restare cieca e sorda!
La storia della Birmania è una storia fortemente travagliata: prima la dominazione inglese (a partire dal 1919), poi quella giapponese, durante la seconda guerra mondiale e infine la democrazia, conquistata nel '48 e distrutta nel '62, quando un colpo di stato instaurò un regime ottuso e spietato - come lo sono tutti i totalitarismi.
Oggi:
- i prigionieri politici, gettati in carcere o condannati agli arresti domiciliari, sono più di un migliaio e fra loro vi sono anche monaci, studenti, operai: chiunque si sia reso "colpevole" di criticare la politica del regime o abbia osato mantenere contatti con birmani esuli all'estero;
- i prigionieri politici, i detenuti di ogni tipo e gli appartenenti alle minoranze etniche vengono sistematicamente condannati ai lavori forzati. A questa pratica vengono costretti anche i cittadini liberi da qualsiasi condanna, qualora lo Stato lo ritenga necessario;
- la repressione delle minoranze etniche è sistematica e non di rado donne e bambini ad esse appartenenti vengono fatti lavorare come schiavi e poi uccisi, affinché simili orrori non possano essere diffusi.
E' il momento di dire BASTA.
Basta alla violenza, all'arroganza, alla cancellazione della libertà. Basta all'orrore cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime ore.
Schieratevi anche voi al fianco dei monaci della Birmania: documentatevi sulle condizioni in cui versa il loro Paese, sulla sua storia (l'ignoranza e la mancanza di informazioni vanno a braccetto con le ingiustizie sociali!). Indossate qualcosa di rosso (io ho già appeso un grande panno rosso sul balcone e questa sera accenderò una candelina sul davanzale della finestra), come simbolo di solidarietà e fratellanza e, infine, firmate la petizione di Amnesty International, affinchè il massacro sia fermato
La comunità internazionale non può e non deve continuare a restare cieca e sorda!
lunedì 24 settembre 2007
La mia prima supplenza
Per l'arrivo dell'autunno e l'avvicinarsi dell'Equinozio avevo in mente una serie di post sull'argomento e alcune piccole creazioni grafiche da aggiungere su M.E.Icons
. E poi volevo inserire nuove foto su Flickr, farvi vedere i nuovi acquisti fatti per la Casa dei Ranocchi, le streghine che ho creato per i primi mercatini de Il Cerchio del Frassino... Tante cose, insomma.
Se non ho fatto nulla di tutto questo e sono scomparsa dal blog (è stato imperdonabile da parte mia, lo so: non vi ho neppure fatto gli auguri per Mabon!), è stato per un avvenimento inaspettato che - devo ammetterlo - ha sconvolto il tranquillo scorrere delle mie giornate (lavoro in Comune al mattino, studio al pomeriggio, weekend in campagna ecc.)
Giovedì scorso, infatti, è arrivata la mia prima supplenza alle superiori! Per quindici giorni almeno, poi si vedrà: l'insegnante che sostituisco, sulla cattedra di lettere&storia in un istituto per geometri, si è fatta male a una gamba e ancora non sa con precisione quanto durerà la sua malattia.
Di colpo, perciò, mi sono vista catapultare in una realtà nuova, fra adolescenti iperormonici (la I A è una masnada di bestiole urlanti, niente di più), colleghi più o meno simpatici, registri da compilare, lezioni da preparare... E inoltre gli esami dei debiti formativi, i collegi docenti che incombono, il lavoro in Comune da mandare avanti nel pomeriggio (alla Pubblica Istruzione sono gli sgoccioli, è vero; ma fino al 30 devo comunque presentarmi in ufficio).
Non ho più tempo per nulla. Venerdì ero disperata, perché mi sentivo un pesce fuor d'acqua in tutti i senti: coi colleghi e con gli allievi. Sabato sono arrivata a Desana per le otto e alle nove e mezza mi sono infilata nel letto, senza cena: il nervosismo dei due giorni precedenti mi aveva procurato una gastrite da Oscar. Ho dormito fino alle dieci del mattino dopo, smaltendo così tutta la tensione.
Oggi è andata meglio. Poco per volta sto cominciando a prendere confidenza con le classi e, sebbene disperatamente, riesco a tenere testa anche alla tremenda I A - almeno per il momento...
Forse quest'esperienza sarà lo stimolo di cui avevo bisogno per riprendere in mano la mia tesi e, finalmente, affrontare il grande scoglio della SIS. Oppure deciderò che la scuola non è la mia strada e mi metterò il cuore in pace.
Finora, però (e lo dico quasi con una sorta di reverenziale timore), devo dire che, nonostante il panico e il nervosismo, forse... ecco... tutto sommato mi piace.
Assomiglierò a mio padre fino in fondo? Quello che è certo, è che non gli ho mai voluto così bene come in questi giorni. Senza la sua esperienza, i suoi consigli, sarei persa.
Se non ho fatto nulla di tutto questo e sono scomparsa dal blog (è stato imperdonabile da parte mia, lo so: non vi ho neppure fatto gli auguri per Mabon!), è stato per un avvenimento inaspettato che - devo ammetterlo - ha sconvolto il tranquillo scorrere delle mie giornate (lavoro in Comune al mattino, studio al pomeriggio, weekend in campagna ecc.)
Giovedì scorso, infatti, è arrivata la mia prima supplenza alle superiori! Per quindici giorni almeno, poi si vedrà: l'insegnante che sostituisco, sulla cattedra di lettere&storia in un istituto per geometri, si è fatta male a una gamba e ancora non sa con precisione quanto durerà la sua malattia.
Di colpo, perciò, mi sono vista catapultare in una realtà nuova, fra adolescenti iperormonici (la I A è una masnada di bestiole urlanti, niente di più), colleghi più o meno simpatici, registri da compilare, lezioni da preparare... E inoltre gli esami dei debiti formativi, i collegi docenti che incombono, il lavoro in Comune da mandare avanti nel pomeriggio (alla Pubblica Istruzione sono gli sgoccioli, è vero; ma fino al 30 devo comunque presentarmi in ufficio).
Non ho più tempo per nulla. Venerdì ero disperata, perché mi sentivo un pesce fuor d'acqua in tutti i senti: coi colleghi e con gli allievi. Sabato sono arrivata a Desana per le otto e alle nove e mezza mi sono infilata nel letto, senza cena: il nervosismo dei due giorni precedenti mi aveva procurato una gastrite da Oscar. Ho dormito fino alle dieci del mattino dopo, smaltendo così tutta la tensione.
Oggi è andata meglio. Poco per volta sto cominciando a prendere confidenza con le classi e, sebbene disperatamente, riesco a tenere testa anche alla tremenda I A - almeno per il momento...
Forse quest'esperienza sarà lo stimolo di cui avevo bisogno per riprendere in mano la mia tesi e, finalmente, affrontare il grande scoglio della SIS. Oppure deciderò che la scuola non è la mia strada e mi metterò il cuore in pace.
Finora, però (e lo dico quasi con una sorta di reverenziale timore), devo dire che, nonostante il panico e il nervosismo, forse... ecco... tutto sommato mi piace.
Assomiglierò a mio padre fino in fondo? Quello che è certo, è che non gli ho mai voluto così bene come in questi giorni. Senza la sua esperienza, i suoi consigli, sarei persa.
lunedì 10 settembre 2007
Achillea Millefolium
Inizio a ricopiare qui alcuni appunti che ho preso durante l'estate sul mio quadernetto: leggende, vecchie tradizioni, letture su miti e antiche civiltà, ricette di cucina, rimedi... Un disordinato e colorato collage, che cercherò in qualche modo di mettere in ordine.
Innanzi tutto qualche riga sulle mie care erbe, che in Val d'Aosta ho avuto modo di osservare da vicino (ho preso anche informazioni per un "corso" sulle erbe officinali, che dovrebbe essere organizzato a partire dalla prossima primavera: non si sa mai...).
• Il millefoglio (Achillea Millefolium)
Nome: Achillea Millefolium
Diffusione: presente quasi in tutta Italia, cresce bene in luoghi erbosi e ai margini dei sentieri e delle strade
Descrizione: pianta erbacea cespitosa, che fiorisce in estate dando origine alle caratteristiche infiorescenze bianco-rosatem raggruppate in corimbi.
E' una pianta perenne che cresce nella fascia compresa fra la pianura e i 2000 m. Se ne utilizzano i fiori (la fioritura va da giugno a settembre), che possono essere di diverse sfumature di colore, dal bianco al rosa.

Proprietà: diuretico, stomachico, digestivo, antispasmodico, contro l'eccitazione nervosa.
Utilizzo ~ Uso interno: si preparano infusi e tisane per combattere fenomeni allergici o per sfruttare le proprietà diuretiche della pianta. Ottimo anche contro i dolori mestruali, addominali e l'insonnia. (Preparare un infuso con 4 g di fiori in 100 ml di acqua.)
~ Uso esterno: mazzetti di foglie e fiori applicati sulle ferite sono ottimi cicatrizzanti. Applicati secchi, in infuso, sono invece utili per decongestionare le palpebre. Infine: manciate di Millefoglio nell'acqua del bagno hanno un effetto rilassante e aiutano a purificare l'epidermide.
Il Millefoglio è per eccellenza la "pianta della divinazione": non a caso in Cina i bastoncini dell'Yi Jing erano prodotti con steli di Achillea.
Io brucio spesso questa pianta insieme all'Imperatoria, per purificare l'ambiente.
Attenzione: il Millefoglio, in quanto stimolante uterino, non va utilizzato durante la gravidanza.
Innanzi tutto qualche riga sulle mie care erbe, che in Val d'Aosta ho avuto modo di osservare da vicino (ho preso anche informazioni per un "corso" sulle erbe officinali, che dovrebbe essere organizzato a partire dalla prossima primavera: non si sa mai...).
• Il millefoglio (Achillea Millefolium)
Nome: Achillea Millefolium
Diffusione: presente quasi in tutta Italia, cresce bene in luoghi erbosi e ai margini dei sentieri e delle strade
Descrizione: pianta erbacea cespitosa, che fiorisce in estate dando origine alle caratteristiche infiorescenze bianco-rosatem raggruppate in corimbi.
E' una pianta perenne che cresce nella fascia compresa fra la pianura e i 2000 m. Se ne utilizzano i fiori (la fioritura va da giugno a settembre), che possono essere di diverse sfumature di colore, dal bianco al rosa.
Immagine © Erbhosteria
Proprietà: diuretico, stomachico, digestivo, antispasmodico, contro l'eccitazione nervosa.
Utilizzo ~ Uso interno: si preparano infusi e tisane per combattere fenomeni allergici o per sfruttare le proprietà diuretiche della pianta. Ottimo anche contro i dolori mestruali, addominali e l'insonnia. (Preparare un infuso con 4 g di fiori in 100 ml di acqua.)
~ Uso esterno: mazzetti di foglie e fiori applicati sulle ferite sono ottimi cicatrizzanti. Applicati secchi, in infuso, sono invece utili per decongestionare le palpebre. Infine: manciate di Millefoglio nell'acqua del bagno hanno un effetto rilassante e aiutano a purificare l'epidermide.
Il Millefoglio è per eccellenza la "pianta della divinazione": non a caso in Cina i bastoncini dell'Yi Jing erano prodotti con steli di Achillea.
Io brucio spesso questa pianta insieme all'Imperatoria, per purificare l'ambiente.
Attenzione: il Millefoglio, in quanto stimolante uterino, non va utilizzato durante la gravidanza.
lunedì 3 settembre 2007
Senza mai poter dire "punto e a capo"
Sono tornata. Ho di nuovo il mio pc, la mia connessione.
In quest'ultimo mese ho terminato di mettere a posto e organizzare la nuova casa (la lavanderia giù, al pianterreno; le ortensie e le rose da rimettere in sesto; e la cucina, piccola, con le sue travi in legno, da agghindare come una scatola che dovrà contenere tutte le nostre chiacchiere, le cene consumate con le candele accese, i miei e i suoi "esperimenti"...) e, per giunta, sono riuscita a regalarmi una settimana di vacanza in questa...
(Foto della Canidia escursionista...)
In quest'ultimo mese ho terminato di mettere a posto e organizzare la nuova casa (la lavanderia giù, al pianterreno; le ortensie e le rose da rimettere in sesto; e la cucina, piccola, con le sue travi in legno, da agghindare come una scatola che dovrà contenere tutte le nostre chiacchiere, le cene consumate con le candele accese, i miei e i suoi "esperimenti"...) e, per giunta, sono riuscita a regalarmi una settimana di vacanza in questa...
(Foto della Canidia escursionista...)
... zona della Val d'Aosta, dove la Natura (che pareva dipinta dalla penna di Tolkien) mi ha coccolata, rigenerata, amata.
Sono tornata nello stesso paesino poco distante da Cogne dove andavo da bambina, addirittura ho soggiornato nella stessa pensione; e là ho ritrovato la piccola Canidia. Non se n'è mai andata, mi ha aspettata nascosta fra le montagne per tutto questo tempo, per ricordarmi (ora come non mai ne ho bisogno) chi sono.
Poiché è facile affermare la propria personalità e la propria fede quando tutto va a gonfie vele.
Più difficile, invece, è riconoscersi allo specchio quando fuori è buio e tutte le luci della casa sono spente.
Eppure è proprio adesso che devo ricordarmi di quella bambina spensierata, stravagante, che parlava da sola mentre percorreva i sentieri della valle al seguito dei genitori, inseguendo le sue storie fantastiche, gli amici immaginari... La collezionista di sassi, la ricamatrice d'aria. Ho pianto, non lo nego. Ho pianto quando sono arrivata nella nuova casa e ho pianto ieri notte, quando ho dovuto lasciarla: per il momento, infatti, dovrò accontentarmi di abitarvi per metà settimana. Da lunedì a giovedì sarò a casa coi miei genitori, nei giorni restanti con *lui* nella nostra bizzarra Casa dei Ranocchi. Solo in questo modo potremo mantenere affitto e spese nei limiti per noi accessibili.
Il problema non è *lui*; il problema sono io: da ottobre terminerà il mio lavoro in Comune e, con la tesi e l'ultimo esame di latino che incombono, difficilmente troverò tempo per un altro lavoro che mi assorba a tempo pieno, o quasi.
Per qualche mese dovrò pazientare. E' già molto avere almeno metà settimana tutta per me e possedere finalmente una casa da arredare come piace a noi, dove poter coltivare passioni, interessi, abitudini. Ed è già molto (anzi, direi che è tutto!) che, fra mille grattacapi, io e *lui* continuiamo ad andare d'accordo, riuscendo a scorgere il cielo sereno che fa capolino oltre il temporale.
E se ero un po' malinconica, quando ho iniziato a scrivere questo post, credetemi: ora non lo sono più.
Ben ritrovati.
Sono tornata nello stesso paesino poco distante da Cogne dove andavo da bambina, addirittura ho soggiornato nella stessa pensione; e là ho ritrovato la piccola Canidia. Non se n'è mai andata, mi ha aspettata nascosta fra le montagne per tutto questo tempo, per ricordarmi (ora come non mai ne ho bisogno) chi sono.
Poiché è facile affermare la propria personalità e la propria fede quando tutto va a gonfie vele.
Più difficile, invece, è riconoscersi allo specchio quando fuori è buio e tutte le luci della casa sono spente.
Eppure è proprio adesso che devo ricordarmi di quella bambina spensierata, stravagante, che parlava da sola mentre percorreva i sentieri della valle al seguito dei genitori, inseguendo le sue storie fantastiche, gli amici immaginari... La collezionista di sassi, la ricamatrice d'aria. Ho pianto, non lo nego. Ho pianto quando sono arrivata nella nuova casa e ho pianto ieri notte, quando ho dovuto lasciarla: per il momento, infatti, dovrò accontentarmi di abitarvi per metà settimana. Da lunedì a giovedì sarò a casa coi miei genitori, nei giorni restanti con *lui* nella nostra bizzarra Casa dei Ranocchi. Solo in questo modo potremo mantenere affitto e spese nei limiti per noi accessibili.
Il problema non è *lui*; il problema sono io: da ottobre terminerà il mio lavoro in Comune e, con la tesi e l'ultimo esame di latino che incombono, difficilmente troverò tempo per un altro lavoro che mi assorba a tempo pieno, o quasi.
Per qualche mese dovrò pazientare. E' già molto avere almeno metà settimana tutta per me e possedere finalmente una casa da arredare come piace a noi, dove poter coltivare passioni, interessi, abitudini. Ed è già molto (anzi, direi che è tutto!) che, fra mille grattacapi, io e *lui* continuiamo ad andare d'accordo, riuscendo a scorgere il cielo sereno che fa capolino oltre il temporale.
E se ero un po' malinconica, quando ho iniziato a scrivere questo post, credetemi: ora non lo sono più.
Ben ritrovati.