sabato 2 agosto 2008

Nera strega delle montagne

Ovvero: della partenza di Canidia - finalmente.

Ci sono luoghi diversi da quelli in cui siamo nati e cresciuti, ai quali, tuttavia, apparteniamo, nel senso più profondo e inspiegabile del termine.
Chiamatela "voce del destino".
Chiamateli "ricordi di vite precedenti".
Io non so (davvero, non lo so) da che cosa dipenda questo attaccamento a luoghi lontani o estranei.
Per quel che mi riguarda, mi sento a casa in Grecia (paese meraviglioso di luce abbacinante) - dove conto di ritornare la prossima primavera.
E mi sento a casa nei boschi della Val d'Aosta, quelli del maestoso massiccio del Gran Paradiso.
E' lì che sto per tornare.
Partirò domani.
I sentieri mi chiamano. La Nera Strega dagli abiti scuri e la Canidia-bambina (quella a cui mai, per anni, ho saputo dare un nome e che ora, invece, mi pare così familiare) reclamano la mia presenza.
Là, dove potrò rigenerarmi e tornare a essere completamente me stessa.
Senza debolezze.
Senza compromessi.

Buon viaggio a chi parte, buona permanenza a chi resta.
Ci sentiamo più avanti, non so dirvi con esattezza quando.



L'erba di S. Antonio e il torrente Lauson, a Valnontey, lo scorso anno.
Foto di Canidia.

domenica 27 luglio 2008

La Chiesa dichiara guerra ai blogger

Dopo la lettera aperta (vergognosa) al giornale locale della mia città per protestare sul fatto che Valentina (la ragazza suicidatasi dopo uno stupro: ne avrete sentito parlare anche in tv) avesse ricevuto dal parroco di Casale Monferrato regolari funerali cristiani; dopo l'anestesista che si rifiuta di praticare l'iniezione di antidolorifico a una donna che sta abortendo perché "obiettore di coscienza"; dopo la storia allucinante di Cristina, a cui viene impedito il soggiorno in un agriturismo perché "viaggia sola, mentre noi, qui, accettiamo solo famiglie" (!!!)...

... dopo tutto questo arriva, a confermare - caso mai ce ne fosse bisogno - la sterzata bigotto-destrorsa in corso nel nostro povero Paese, la guerra ai blogger che si azzardano a esprimere dissenso verso il Papa e il Vaticano.
Ricordate un certo bannerino molto diffuso sui blog di persone critiche verso la politica del Vaticano, in cui compariva Paparatzinger con un ghigno stampato sul volto e la scritta: "Il Papa condanna questo sito?". Bene, dietro segnalazione della Curia alla Polizia, questo banner è stato rimosso dal Web.



Qui trovate l'articolo sulla vicenda, scritto dal realizzatore stesso del famoso "Papa-banner".

Ho poi approfondito la questione Papabanner censurato con la polizia (il ritardo è dovuto alla mia difficoltà nel collegarmi). Vengono fuori due cose, una rassicurante, una inquietante. La prima è che non c’è una vera denuncia come mi era stato detto, ma solo la minaccia di una possibile azione legale, ovvero qualcuno ha contattato la polizia e gli ha detto che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava. La questione inquietante è che io pensavo che a farlo fosse stato uno di quei mitomani senza nulla da fare se non venire ad insultarmi sul blog. Invece si tratta della Chiesa stessa. Esatto. Questo spiega molte cose, come ad esempio il perché la polizia non li ha mandati al diavolo per questa sciocchezza.

La polizia postale mi ha detto che non c’è una vera denuncia, ma che “esponenti della Curia” li hanno contattati manifestando il loro disappunto ed eventualmente dichiarandosi pronti a denunciarmi. Così la polizia ha avvisato il servizio di web hosting che ha prontamente bloccato tutto.

Perciò sulla mia testa pende la minaccia della denuncia della Chiesa. Il motivo? Sembra diffamatorio che il Papa scomunichi siti che parlano di temi laici e atei. Anime candide. Non era abbastanza chiara l’ironia: pensano che io tenti surretizziamente di far passare la falsa informazione che il Papa abbia DAVVERO scomunicato il mio blog. Chissà quanti gonzi ci sono là fuori che pensano: “ehi, il Papa ha scomunicato il blog di un signor Nessuno!”.

Ma visto che mi piace assumere, anche solo per amor di retorica, che nessuno sia così stupido, vediamola sotto un altro rispetto: forse che il problema non sia magari la DIFFUSIONE del banner? Ci sono più di 500 siti che l’hanno esposto e ricevo ogni settimana nuove adesioni. Sono onorato che la cosa li abbia disturbati. Perciò è facile: si contatta la polizia e gli si dice: “questa cosa non ci garba”, quelli lo dicono al web hosting: “guardate che la Chiesa potrebbe denunciare un vostro cliente” e quegli altri bloccano subito tutto, non sia mai che finiscano anche loro nelle grinfie di Bagnasco. Semplice. L’autore è un povero studente spiantato che ha fatto una ragazzata, lo si intimorisce e la smette, il banner poi ormai è scomparso.

Tutto vero. Era una ragazzata. Però queste cose mi fanno uscire dai gangheri: l’arroganza dell’intimidazione (“figurati se questo ha i soldi per pagarsi un avvocato e rischiare il processo”) e la censura della libertà di espressione.

Il poliziotto mi ha detto che non succederà nulla se le cose rimangono come adesso, ma che io sono libero di rimettere il banner, sapendo però che c’è qualcuno che potrebbe denunciarmi per questo. Questa non è proprio censura in effetti, ma un modo tutto italiano di ottenere lo stesso risultato: non è che ti impediamo di fare una cosa, tu la puoi fare, ma sappi che se lo fai dovrai vedertela con gente molto più potente di te che, magari anche a torto, può vincere in tribunale perché si può permettere dei buoni avvocati.

Sposterò i banner su un server americano, li renderò a prova di “ambiguità”, darò al banner una pagina tutta sua fuori da questo blog (se la merita) e scriverò a tutti i siti che si schierano dalla parte dei laici e a quelli che combattono per la libertà di espressione. Non che mi aspetti assistenza giuridica, non sono un martire e questo non è un grande caso. Ma mi basta il passaparola e l’indignazione di quanta più gente è possibile. Sono sicuro che se avessi il sostegno (anche solo verbale) di molte associazioni gli passerebbe la voglia di intimidirmi.

Per questo, se voleste segnalarmi nei commenti a questo post qualunque sito/associazione che difende i diritti d’espressione e la libertà di parola (o qualunque sito in generale pensate possa essere interessato a questo caso), sarò lieto di mandare anche a loro una copia della lettera che sto preparando con la mia storia.

E qui trovate il post sul blog di Narciso, che ha segnalato la vicenda (grazie!!) e fornisce qualche indicazione in più sul caso. Fate girare la voce il più possibile, in modo da dimostrare al Vaticano e alle nostre solerti forze dell'ordine che non riusciranno a metterci a tacere tanto facilmente: è una vergogna!!!

venerdì 18 luglio 2008

Mustéria

I culti misterici si svolgevano in Attica sempre di notte, durante la luna calante.
Nella tenebra più completa, quindi - densa come solo la notte dell'antichità lontana (priva dell'abbaglio che caratterizza i moderni centri abitati) poteva essere.
Il termine "mistero" deriva da mùstes, "iniziato" e dal verbo muéo, "iniziare". Quest'ultimo, a sua volta, deriva da mùo, "chiudere gli occhi".
La connessione fra conoscenza e cecità, impossibilità a vedere, è fin da subito evidente.
Gli iniziati ai Misteri Eleusini nella notte chiudevano gli occhi: così incominciava il loro viaggio, a ritroso nell'interiorità e avanti, verso la dimensione dell'ou-topia, di ciò che non può essere compreso, se non pagando un prezzo molto alto: la vista umana.


Oper your eyes, di © Scott Austin

Sono ciechi infatti i grandi sapienti, i poeti in-vasati, ciechi gli indovini. Per i Greci, la conoscenza passa attraverso lo sguardo e lo trasfigura. Chi vuole conoscere (e vedere) resta abbagliato, irrimediabilmente. E' una cicatrice, un marchio impresso nella retina.
Per questo, secondo Esiodo, i rituali misterici sono «terribili a vedersi» (Le Opere e i Giorni, 756).
E per questo Pindaro scrive:

Felice chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose: conosce la fine della vita, conosce anche il principio dato da Zeus. (Fr. 137)

La dimensione femminile "ctonia", generatrice e distruttrice (alfa e omega), è la verità che non può essere svelata, se non in determinate circostanze. In questo senso il gesto simbolico del "chiudere gli occhi" da parte dell'iniziato (gesto che richiama da vicino, in un ripetersi devoto, l'atto di indossare il velo compiuto da Ctonie, nel mito raccontato nel post precedente) risulta particolarmente significativo: è l'incipit che apre la strada, il cammino circolare che conduce alla risoluzione - e dunque la fine.

mercoledì 9 luglio 2008

Mater edax

Racconta un mito arcaico tramandato da Feracide che Zàs (= Zeus) e Ctonie celebrarono le loro nozze e che, nel giorno del loro sposalizio, Zàs regalò alla dea un grande velo, su cui erano ricamati la Terra e l'Oceano, invitandola a indossarlo. Ctonie accettò e si coprì col manto.

Il gesto di Ctonie, il suo velarsi allo sguardo del mondo creato è l'unico modo per fare conoscere agli uomini ciò che per natura è inconoscibile.
Zàs sposa Ctonie, dea terrena - o, meglio, sotterranea - che, dopo aver ricevuto il dono del marito, diventa semplicemente Gea, la Terra, la superficie, che tutti possono vedere e comprendere.

La profondità invisibile di Ctonie è la verità delle cose, che possiamo leggere [solo] attraverso il velo di Zàs. (R. Peregalli, La corazza ricamata - I Greci e l'invisibile, Bompiani, Milano 2008, p. 34).


Marina Abramovic, The tree

L'uomo, in quanto tale, non può che osservare la superficie delle cose e limitarsi a intuire la dimensione abissale del divino.
Divino che è un principio non ascrivibile al cielo o alla luminosità rassicurante di un compenso promesso (paradisiaco), bensì all'oscurità sotterranea della mater edax - principio che divora, tritura, inghiotte per poi rigenerare.
La verità di Ctonie (e della donna, in generale, se si pensa con quanto sforzo e tenacia gli uomini abbiano, nei secoli, tentato di opprimere, domare, addomersticare le loro compagne di vita) è troppo grande e terribile, per essere accettato. E così il sottosuolo si trasforma nella terra prolifica, la dea potente (che richiede un tributo di sangue, per poter generare ancora e ancora) trasfigurata nella solare dea delle messi.
Ctonie (unica dea) è l'abisso che si spalanca, di fronte alla fragilità umana. E' la vagina dentata, il volto nero, la danza sfrenata... L'uomo non può fissarne il volto meduseo, pena la morte. Per questo Ctonie si copre, affinché i figli nati dalla sua unione col Cielo possano intuire, se non possedere.

martedì 24 giugno 2008

Le streghe delle colline

Ora che è scoppiato il caldo, ora che l'aria è tornata a farsi pesante di quell'umidità che noi piemontesi ben conosciamo, per quanto spossata dall'afa, osservo il paesaggio con affetto e riconoscenza, come se fossi tornata a casa dopo un lungo viaggio.

In questa terra i racconti che parlano di strij, fantasmi e misteriose apparizioni sono numerosi, a volte terribili e tutti hanno il sapore della terra grassa, dell'acqua piovana, dei campi deserti nel mezzogiorno.
Si sussurrava, nelle stalle, che fosse poco saggio piantare tre alberi di noce sullo stesso terreno, perché sarebbe potuto diventare il luogo prediletto per i convegni delle fattucchiere. Qualcun altro, a quel punto, ricordava di essere stato costretto a far benedire il proprio albero di fichi, perché di notte, accanto alla pianta, erano solite passarci le streghe, per recarsi ai loro convegni coi diaulon.
Camminano, le streghe. Battono paesi e campagne. Si nascondono fra i rami degli alberi (sono anche quelli "alberi della vita?"). E si trasformano. Possono assumere sembianze animali, diventare pianta, sasso, oggetto pericoloso, pronto a ferire e mutilare. Come scriveva Apuleio nel suo Asino d'Oro, in questo ambiente impregnato di magia antica, tutto può apparire diverso diverso da ciò che è in realtà. Specie nei momenti di passaggio e transizione: le ore più calde del giorno, quando la mente e la vista (nel riverbero della luce intensa, accecante) possono confondersi - e la notte, quando l'oscurità rende uniforme la campagna e paurosi quei sentieri che vengono percorsi quotidianamente.

E' allora che le streghe si muovono, che vanno in giro a raccogliere erbe, gettare sortilegi su coloro che le osteggiano, rapire bambini: ognuna ha la sua peculiarità. Malevole o malinconiche, vecchie o giovani, reali o immaginate. Alcune sono donne la cui identità è storicamente attestata, tramandata di bocca in bocca nel corso degli anni. Altre sono semplici leggende, presenze evanescenti al pari dei fantasmi - ma più sanguigne e inquietanti, come solo la voce roca della Terra può esserlo.
Si deve aver paura, ad attraversare la campagna da soli.
Io stessa ho provato quella sensazione, nei caldi pomeriggi d'estate, quando il "demone meridiano" è in agguato.
Restare in piedi, immobili, di fronte a un sentiero deserto, a un prato o un campo assolati e dire a se stessi: «Vai avanti, adesso. Prosegui, non potrà accaderti nulla». E' semplice. Eppure il cuore ha rallentato i suoi battiti e un brivido - leggero, ma innegabile - corre lungo la schiena. Che cosa ci sarà dietro la curva, oltre quell'albero di gelso, fra i filari delle vigne. Cosa, fra queste colline...


Foto di Cristiano

mercoledì 21 maggio 2008

Angizia

Dea osca (gli Oschi erano una popolazione pre-romana, che occupava il territorio dell’attuale Campania) della guarigione, a metà strada fra la divinità vera e propria e la maga.
Poteva uccidere i serpenti con il solo tocco della mano e i suoi rimedi contro il morso di queste creature erano infallibili. Il suo nome deriverebbe proprio da questa sua peculiarità: anguis, in latino, significa per l’appunto “serpente”.

Le notizie mitologiche sul suo conto sono veramente esigue. E’ probabile che i Romani la identificassero con Bona Dea.

Silio Italico, nelle sue Punicae, così ne parla:

Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe,
così dicono, e maneggiava da padrona
i veleni e traeva giù la luna dal cielo;
con le grida i fiumi tratteneva e,
chiamandole, spogliava i monti delle selve.


Da notare che l’immagine della fattucchiera potente, capace di dominare con le proprie arti perfino gli astri è un topos ricorrente nella letteratura greco-latina.

William Smith, nel suo Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology ipotizza che la prima origine di questa divinità sia da rintracciare in Grecia: Angizia sarebbe stato il nome dato dai Marsi (popolazione italica che viveva nella zona del lago Fucino, in Abruzzo) a Medea.


Il tempio di Angizia
Immagine © Tempo per vivere

Il santuario di Angizia era collocato sulle rive della Conca del Fucino: gli abitanti della zona, secondo la tradizione, avrebbero ereditato dalla "magadea" la capacità di produrre ottimi antidoti contro il veleno dei serpenti.


Immagine © Thaliatook.com

martedì 13 maggio 2008

Via la polvere e le ragnatele...

... apriamo le finestre per fare entrare un po' d'aria fresca.
Questo blog ne ha bisogno, abbandonato com'è ormai da due mesi a se stesso.
Finalmente ho la connessione a casa e potrò tornare a lavorare al sito, ai blog - a tutti i miei progetti, insomma.
Fa uno strano effetto scrivere da qui, da questa stanzetta in cui regna il caos perché "lo studio" (come lo chiamiamo pretenziosamente io e Cri) è ancora tutto da sistemare: mancano il lampadario, il tappeto, i quadri, un'abat-jour per il tavolino. Abbiamo montato solo la vecchia libreria del nonno, per i volumi più pesanti, la scrivania e questo pc.

Per anni ho scritto su queste pagine virtuali dalla mia vecchia stanza, alla quale, d'estate, giungevano i rumori della strada: l'andirivieni delle macchine, qualche strillo dei miei rumorosi vicini. Qui sento a malapena il gragra delle ranocchie, dal cortile posteriore, e il vocione di Tina, il segugio del mio vicino.
Ma la malinconia, ormai, è un ricordo sfumato. Sempre di più le sento mie, queste stanze incomplete.
Nel cortile ci sono tutti i miei vasi, la pianta dell'alloro è diventata il rifugio prediletto dei passeri della zona: a detta dei vicini, non era mai stata così affollata. Dò da mangiare ai gatti, stendo e lavo quando mi pare e quando posso. E' casa mia. La sistemo come piace a me.

Se mi manca il passato? Certo. Il passato, specie se è stato un passato tutto sommato gradevole e "fortunato", manca sempre.
Eppure qualcuno, in un mirabile film di Martin Scorsese, diceva: «Se si rimane attaccati al passato, si muore un po' ogni giorno».
Io l'ho sempre considerata una sacrosanta verità.
Perciò vado avanti.
Salpo - trepidante, timorosa, entusiasta.
Senza dimenticare (è ovvio) la strada che mi riporterà a casa.
Qualunque essa sia.