Nella vita, io vado così, come tira il vento.
Periodi di bonaccia tanto tristi da togliere il fiato. E poi, di colpo, la folata che riporta il sorriso, il batticuore, la luce dei primi giorni di primavera - dopo il buio dell'inverno.
Quando capita, non mi fermo a riflettere. Non ho tempo neppure per abbattermi o per indulgere alla malinconia, perché devo seguire il vento - il mio vento.
Quando accade, io per prima mi stupisco della forza e dell'energia che scorre in questa piccola mente confusa, in questo corpo che sembra sempre sul punto di cedere sotto il colpo dei miei stessi pensieri.
Quando finalmente mi risveglio, non sono più una foglia al vento, ma un albero con profonde radici e un fusto che non potrà essere spezzato con facilità.
In tre soli giorni ho ripreso a lavorare e a studiare, abbandonando la pigrizia delle ultime settimane di incertezza. E mi sono trasferita definitivamente nella mia Casa dei Ranocchi.
Basta con le valigie, con i libri da trasportare avanti e indietro, con le lacrime agli occhi ogni volta che dovevo chiudere la mia parentesi di vita indipendente per tornare a essere "figlia".
Uno strappo deciso al cordone ombelicale, un colpo ben assestato alla mia esistenza che stava vacillando.
Non è stato facile.
Non so neppure come andrà a finire.
Non so se riuscirò a mettere un freno al mio brutto carattere e a fare della mia casa un nido sereno, in cui valga la pena tornare a fine giornata.
Ma dovevo farlo - negli ultimi mesi è stato il mio pensiero fisso. Perché *lui* è l'unico uomo che abbia mai amato nel vero senso della parola.
E poi perché, in fondo, credo di volere a me stessa abbastanza bene da tentare di combinare qualcosa di buono, in questa vita.
venerdì 21 marzo 2008
venerdì 7 marzo 2008
8 marzo
Non so per quale motivo, ma al giorno d'oggi ci sono molte donne convinte che festeggiare la festa della donna sia sbagliato.
«Dovrebbe essere la nostra festa tutti i giorni!» dicono convinte. E poi, magari, la sera dell'8 marzo si regalano uno spogliarello maschile, in nome dell'Ormone Incalzante.
Frasi e comportamenti di questo tipo mi hanno sempre lasciata perplessa, perché hanno il sapore smaccato della polemica gratuita. Non si può pensare di festeggiare le donne tutti i giorni: così come non può essere sempre la festa del papà, della mamma, dei nonni o degli innamorati. Esattamente come non può essere, per i cristiani, ogni giorno Natale.
Invece di fare proclami e di volerci a tutti i costi anticonformiste, sarebbe meglio ricordare (a noi stesse e al mondo che ci circonda) quale sia il significato reale della festa della donna, che è (o dovrebbe essere) l'occasione per celebrare le vittorie faticosamente conseguite, i diritti acquisiti dopo lunghe sofferenze, il ricordo di tutte quelle donne che sono state schiacciate, calpestate, messe a tacere con la violenza.
In questo senso, non vedo cosa ci sia di male, a festeggiare in una giornata comune tutte le donne. Le donne forti, le donne fragili; le donne che hanno gridato e quelle che hanno sempre taciuto; le madri e le combattenti; le streghe e le sante...
Perciò non offendetevi, amiche vicine e lontane, se vi faccio (con un giorno d'anticipo) i miei migliori auguri per questo 8 marzo.
Siate orgogliose di ciò che siete. E vogliatevi bene.
«Dovrebbe essere la nostra festa tutti i giorni!» dicono convinte. E poi, magari, la sera dell'8 marzo si regalano uno spogliarello maschile, in nome dell'Ormone Incalzante.
Frasi e comportamenti di questo tipo mi hanno sempre lasciata perplessa, perché hanno il sapore smaccato della polemica gratuita. Non si può pensare di festeggiare le donne tutti i giorni: così come non può essere sempre la festa del papà, della mamma, dei nonni o degli innamorati. Esattamente come non può essere, per i cristiani, ogni giorno Natale.
Invece di fare proclami e di volerci a tutti i costi anticonformiste, sarebbe meglio ricordare (a noi stesse e al mondo che ci circonda) quale sia il significato reale della festa della donna, che è (o dovrebbe essere) l'occasione per celebrare le vittorie faticosamente conseguite, i diritti acquisiti dopo lunghe sofferenze, il ricordo di tutte quelle donne che sono state schiacciate, calpestate, messe a tacere con la violenza.
In questo senso, non vedo cosa ci sia di male, a festeggiare in una giornata comune tutte le donne. Le donne forti, le donne fragili; le donne che hanno gridato e quelle che hanno sempre taciuto; le madri e le combattenti; le streghe e le sante...
Perciò non offendetevi, amiche vicine e lontane, se vi faccio (con un giorno d'anticipo) i miei migliori auguri per questo 8 marzo.
Siate orgogliose di ciò che siete. E vogliatevi bene.
martedì 4 marzo 2008
Petizione per Fawza Falih, condannata a morte per stregoneria
Fawza Falih è una donna saudita accusata di aver reso impotente un uomo per mezzo di sortilegi magici. Arrestata dalla polizia locale, è stata picchiata e poi costretta a firmare la propria "confessione". Se il re Abdullah non interverrà per salvarla, concedendole la grazia, Fawza sarà giustiziata mediante decapitazione.
Per fermare questa terribile ingiustizia, firmate la petizione e fatela girare il più possibile.

Un ringraziamento particolare a FataAlchechengi, che mi ha segnalato l'iniziativa. Sul suo blog potete trovare anche parecchi approfondimenti e articoli di riferimento alla vicenda.
Per fermare questa terribile ingiustizia, firmate la petizione e fatela girare il più possibile.
Un ringraziamento particolare a FataAlchechengi, che mi ha segnalato l'iniziativa. Sul suo blog potete trovare anche parecchi approfondimenti e articoli di riferimento alla vicenda.
lunedì 25 febbraio 2008
Escursione con sorpresa
Una particolarità del nostro Belpaese che mi fa imbestialire è che molte, troppe persone sono convinte di poter vivere senza rispettare le regole e infischiandosene tranquillamente del prossimo. «A me sta bene così. Tu arrangiati.»
La scorsa domenica mattina, come facciamo spesso in primavera e in autunno, io e Cri ci alziamo di buon'ora, per partecipare alla prima delle rilassanti passeggiate collettive di Camminare il Monferrato.
Durante queste escursioni portiamo sempre con noi il nostro cagnolino, Mickey, e amiamo restare nella retrovie del gruppo, lasciando che gli altri ci precedano - per essere più tranquilli ed evitare "incidenti diplomatici" con i quattrozampe degli altri partecipanti.
Questa volta ci siamo tenuti forse troppo distanti e abbiamo perso di vista il resto della comitiva. Arrivati nel punto in cui il sentiero campestre si interrompeva - all'imbocco di un centro abitato - abbiamo girato a destra invece che a sinistra, prendendo la direzione sbagliata. Ci siamo subito resi conto che qualcosa non andava e così abbiamo chiesto informazioni.
L'uomo che abbiamo interpellato è stato gentilissimo e ci ha spiegato come e dove avremmo potuto tornare sul sentiero, per fare ritorno a Odalengo Grande (dove la nostra macchina era parcheggiata).
Per raggiungere la stradina indicataci, siamo passati di fronte a una grande e trascurata cascina, che pareva quasi abbandonata e che faceva bella mostra di un cancello arrugginito - e spalancato.
«Aspettami qui, vado avanti con Mickey per vedere com'è il sentiero» mi dice Cri e prende con sé il cane.
Un vero colpo di fortuna perché, mentre riprendo fiato proprio nei pressi del cascinale, sento abbaiare, mi volto e vedo tre giganteschi maremmani che mi stanno correndo incontro.
«Cani!» grido a Cri, che è già abbastanza lontano ma pur sempre con Mickey al guinzaglio.
Il mio primo istinto è di mettermi a correre per raggiungerli; nella frazione di un secondo, però, capisco che sarebbe una pessima idea. Così, col cuore in gola, mi sforzo di camminare come se nulla fosse, tenendomi ai margini del sentiero e senza guardare i tre bestioni. Li sento abbaiare alle mie spalle, sento che camminano vicino a me, eppure continuo a ignorarli, ostentando una tranquillità che non ho affatto.
Cri è a qualche metro di distanza, si volta spesso indietro e, nel frattempo, cerca di trascinare via Mickey. Come mi dirà dopo, vede che i cani non abbaiano contro di me, ma contro loro due che si stanno allontanando. Io, però, che non mi azzardavo a girarmi per vedere cosa stessero facendo, non potevo saperlo e cercavo di non pensare a cosa sarebbe successo, se uno dei tre cani avesse deciso di darmi un bel morso! So che gli animali sono bravissimi a fiutare la paura e perciò cerco di mantenere la calma.
Alla fine i tre maremmani tornano indietro, ma noi siamo stati costretti a imboccare un sentiero sbagliato, che non sappiamo dove ci porterà. Di tornare indietro per riprendere la "diritta via" non se ne parla, perché dovremmo ripassare davanti ai tre pastori poco amichevoli.
Dapprima spauriti (ci sentiamo molto "Dante nella selva oscura"), a questo punto ci arrabbiamo: dovremmo smarrirci per le colline e allungare la strada di chissà quanto... solo perché il proprietario di quella stramaledetta cascina non vuole degnarsi di controllare i suoi animali e di tenere il cancello chiuso? E se a passare fosse stato un bambino (che molto probabilmente si sarebbe messo a correre), cosa sarebbe successo? Io adoro i cani, non li temo; ma, proprio perché li amo, so che vanno tenuti ed educati con attenzione e conosco bene i rischi che si corrono avendo a che fare con tre maremmani lasciati incustoditi e abbandonati a se stessi.
Oltretutto il mio piccolo ma arzillo meticcio è un attaccabrighe di prima categoria, cosa che non avrebbe facilitato un ipotetico secondo passaggio davanti ai cancelli della cascina.
Così, sconfitti ma non domati, chiamiamo il 112 ed esponiamo il nostro caso. Il maresciallo di pattuglia è molto gentile e corre subito in nostro aiuto - dopo aver fatto un bel verbale, con annessa multa, all'incurante agricoltore.
Alla fine si è perfino offerto di darci un passaggio fino a Odalengo - dato che, in seguito a questa bella avventura, lo spirito dell'escursione era svanito come nebbia al sole.
Mi dispiace per i cani, solo per loro - perché hanno un cattivo padrone. Cri, che sa essere sempre più elegante di me, ha detto al maresciallo che non era nostra intenzione far multare il proprietario della cascina. Io ho preferito tacere ma, seduta sul sedile posteriore della volante con Mickey in braccio, gongolavo e cantavo vittoria.
La scorsa domenica mattina, come facciamo spesso in primavera e in autunno, io e Cri ci alziamo di buon'ora, per partecipare alla prima delle rilassanti passeggiate collettive di Camminare il Monferrato.
Durante queste escursioni portiamo sempre con noi il nostro cagnolino, Mickey, e amiamo restare nella retrovie del gruppo, lasciando che gli altri ci precedano - per essere più tranquilli ed evitare "incidenti diplomatici" con i quattrozampe degli altri partecipanti.
Questa volta ci siamo tenuti forse troppo distanti e abbiamo perso di vista il resto della comitiva. Arrivati nel punto in cui il sentiero campestre si interrompeva - all'imbocco di un centro abitato - abbiamo girato a destra invece che a sinistra, prendendo la direzione sbagliata. Ci siamo subito resi conto che qualcosa non andava e così abbiamo chiesto informazioni.
L'uomo che abbiamo interpellato è stato gentilissimo e ci ha spiegato come e dove avremmo potuto tornare sul sentiero, per fare ritorno a Odalengo Grande (dove la nostra macchina era parcheggiata).
Per raggiungere la stradina indicataci, siamo passati di fronte a una grande e trascurata cascina, che pareva quasi abbandonata e che faceva bella mostra di un cancello arrugginito - e spalancato.
«Aspettami qui, vado avanti con Mickey per vedere com'è il sentiero» mi dice Cri e prende con sé il cane.
Un vero colpo di fortuna perché, mentre riprendo fiato proprio nei pressi del cascinale, sento abbaiare, mi volto e vedo tre giganteschi maremmani che mi stanno correndo incontro.
«Cani!» grido a Cri, che è già abbastanza lontano ma pur sempre con Mickey al guinzaglio.
Il mio primo istinto è di mettermi a correre per raggiungerli; nella frazione di un secondo, però, capisco che sarebbe una pessima idea. Così, col cuore in gola, mi sforzo di camminare come se nulla fosse, tenendomi ai margini del sentiero e senza guardare i tre bestioni. Li sento abbaiare alle mie spalle, sento che camminano vicino a me, eppure continuo a ignorarli, ostentando una tranquillità che non ho affatto.
Cri è a qualche metro di distanza, si volta spesso indietro e, nel frattempo, cerca di trascinare via Mickey. Come mi dirà dopo, vede che i cani non abbaiano contro di me, ma contro loro due che si stanno allontanando. Io, però, che non mi azzardavo a girarmi per vedere cosa stessero facendo, non potevo saperlo e cercavo di non pensare a cosa sarebbe successo, se uno dei tre cani avesse deciso di darmi un bel morso! So che gli animali sono bravissimi a fiutare la paura e perciò cerco di mantenere la calma.
Alla fine i tre maremmani tornano indietro, ma noi siamo stati costretti a imboccare un sentiero sbagliato, che non sappiamo dove ci porterà. Di tornare indietro per riprendere la "diritta via" non se ne parla, perché dovremmo ripassare davanti ai tre pastori poco amichevoli.
Dapprima spauriti (ci sentiamo molto "Dante nella selva oscura"), a questo punto ci arrabbiamo: dovremmo smarrirci per le colline e allungare la strada di chissà quanto... solo perché il proprietario di quella stramaledetta cascina non vuole degnarsi di controllare i suoi animali e di tenere il cancello chiuso? E se a passare fosse stato un bambino (che molto probabilmente si sarebbe messo a correre), cosa sarebbe successo? Io adoro i cani, non li temo; ma, proprio perché li amo, so che vanno tenuti ed educati con attenzione e conosco bene i rischi che si corrono avendo a che fare con tre maremmani lasciati incustoditi e abbandonati a se stessi.
Oltretutto il mio piccolo ma arzillo meticcio è un attaccabrighe di prima categoria, cosa che non avrebbe facilitato un ipotetico secondo passaggio davanti ai cancelli della cascina.
Così, sconfitti ma non domati, chiamiamo il 112 ed esponiamo il nostro caso. Il maresciallo di pattuglia è molto gentile e corre subito in nostro aiuto - dopo aver fatto un bel verbale, con annessa multa, all'incurante agricoltore.
Alla fine si è perfino offerto di darci un passaggio fino a Odalengo - dato che, in seguito a questa bella avventura, lo spirito dell'escursione era svanito come nebbia al sole.
Mi dispiace per i cani, solo per loro - perché hanno un cattivo padrone. Cri, che sa essere sempre più elegante di me, ha detto al maresciallo che non era nostra intenzione far multare il proprietario della cascina. Io ho preferito tacere ma, seduta sul sedile posteriore della volante con Mickey in braccio, gongolavo e cantavo vittoria.
martedì 29 gennaio 2008
Dopo Trivia 2008
E con il consueto ritardo... eccomi anch'io a parlare del convegno di sabato!
Sul Cerchio del Frassino
ho già pubblicato la mia recensione dell'evento: difetti, punti di forza, quali sono stati gli interventi più interessanti... Una bella carrellata "tecnica", anche se non troppo seriosa.
Eppure, alla fin fine, ciò che più ha contato per me nel corso della giornata non sono state le conferenze, le nozioni raccolte, il libro acquistato o la nuova consapevolezza raggiunta, ma l'affetto di tutte le "sorelle" incontrate, il loro calore, il loro essere "di mille colori" e piene di energia.
A partire da NycteaNoctua, che è esattamente come me l'ero immaginata e che spero tanto di poter rivedere presto (magari in mezzo ai boschi, sì!!), passando per Sibillia ed Elbereth (simpaticissime: confidenti di "innocui pettegolezzi" durante le conferenze!), le simpaticissime amiche fiorentine CristinaFlo e Ilaria (compagne di sofferenza quando i nostri nobili "posteriori" non ce la facevano più, a forza di stare seduti!!!) e la cara Zelda, la "strega delle crocette", insieme al marito e alla sua piccola Carmen, una delle bimbe più buone e tranquille che io abbia mai conosciuto. Infine, last but not least, le "madredeine" Stregamamma (applauditissima... e che mi ha abbracciata forte forte, come aveva promesso!) e Ninfina...
E spero che la bella stagione ci porti nuove occasioni d'incontro, di unione, di "sorellanza".
Vi abbraccio tutte.
Sul Cerchio del Frassino
Eppure, alla fin fine, ciò che più ha contato per me nel corso della giornata non sono state le conferenze, le nozioni raccolte, il libro acquistato o la nuova consapevolezza raggiunta, ma l'affetto di tutte le "sorelle" incontrate, il loro calore, il loro essere "di mille colori" e piene di energia.
A partire da NycteaNoctua, che è esattamente come me l'ero immaginata e che spero tanto di poter rivedere presto (magari in mezzo ai boschi, sì!!), passando per Sibillia ed Elbereth (simpaticissime: confidenti di "innocui pettegolezzi" durante le conferenze!), le simpaticissime amiche fiorentine CristinaFlo e Ilaria (compagne di sofferenza quando i nostri nobili "posteriori" non ce la facevano più, a forza di stare seduti!!!) e la cara Zelda, la "strega delle crocette", insieme al marito e alla sua piccola Carmen, una delle bimbe più buone e tranquille che io abbia mai conosciuto. Infine, last but not least, le "madredeine" Stregamamma (applauditissima... e che mi ha abbracciata forte forte, come aveva promesso!) e Ninfina...
Devo e voglio essere sincera: ho frequentato diversi raduni di gruppi e persone conosciuti online (soprattutto durante la mia tolkeniana "fase Eldalie"), ma a volte le mie aspettative sono andate deluse.
Intendiamoci, anche durante i vecchi raduni coi tolkeniani ho incontrato persone meravigliose (assolutamente); però c'era sempre anche la triste eccezione, la persona che sembrava tanto calorosa sul Web e poi si rivelava spocchiosa e freddina dal vivo. Oppure l'evento spiacevole, il pettegolezzo malevolo, l'antipatia repentina e reciproca. Quelle cose del tipo: «No, tu proprio non mi piaci».
Con le amiche incontrate a Milano, invece, è stata fin da subito sintonia, tranquillità, spontaneità, pacatezza. Neppure per un istante e con nessuna di loro mi sono sentita "sotto esame", come spesso accade quando ci troviamo di fronte a persone nuove.
Siamo diverse, certo. Forse non la pensiamo allo stesso modo su tutto. Ma ciò che conta è il risultato finale, la capacità di ciascuna di noi di non prevaricare sulle altre, di "donarsi" con discrezione e con serenità.
Sono soddisfatta, insomma: le mie amiche virtuali... le ho davvero scelte bene.
Intendiamoci, anche durante i vecchi raduni coi tolkeniani ho incontrato persone meravigliose (assolutamente); però c'era sempre anche la triste eccezione, la persona che sembrava tanto calorosa sul Web e poi si rivelava spocchiosa e freddina dal vivo. Oppure l'evento spiacevole, il pettegolezzo malevolo, l'antipatia repentina e reciproca. Quelle cose del tipo: «No, tu proprio non mi piaci».
Con le amiche incontrate a Milano, invece, è stata fin da subito sintonia, tranquillità, spontaneità, pacatezza. Neppure per un istante e con nessuna di loro mi sono sentita "sotto esame", come spesso accade quando ci troviamo di fronte a persone nuove.
Siamo diverse, certo. Forse non la pensiamo allo stesso modo su tutto. Ma ciò che conta è il risultato finale, la capacità di ciascuna di noi di non prevaricare sulle altre, di "donarsi" con discrezione e con serenità.
Sono soddisfatta, insomma: le mie amiche virtuali... le ho davvero scelte bene.
Vi abbraccio tutte.
venerdì 25 gennaio 2008
Appello contro la moratoria per l'aborto proposta da "Il Foglio"
Ciascuno, sulla "questione aborto", può pensarla come vuole. In ogni caso io sono dell'idea che:
1) i cattolici e il Vaticano debbano smetterla di voler imporre a tutti la loro morale, la loro fede, le loro convinzioni;
2) non debba essere un uomo (della risma di Giuliano Ferrara, per giunta) a doversi impicciare di certe questioni;
3) non si possa fare politica (perché questo è quanto vuole fare "Il Foglio") col corpo delle donne.
Pertanto, posto anche qui, come già avevo fatto su Mother Earth Icons, l'appello diffuso da Server Donne:
Dead women walking. Il patriarcato da bar è il modo più semplice che ha il simbolico patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza argomentazione e logicità.
Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista? La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un “diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna. Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne. Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di “dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall'occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e continueranno, inascoltate, a genere.
Per aderire inviare una email a andremonia@genie.it
1) i cattolici e il Vaticano debbano smetterla di voler imporre a tutti la loro morale, la loro fede, le loro convinzioni;
2) non debba essere un uomo (della risma di Giuliano Ferrara, per giunta) a doversi impicciare di certe questioni;
3) non si possa fare politica (perché questo è quanto vuole fare "Il Foglio") col corpo delle donne.
Pertanto, posto anche qui, come già avevo fatto su Mother Earth Icons, l'appello diffuso da Server Donne:
Dead women walking. Il patriarcato da bar è il modo più semplice che ha il simbolico patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza argomentazione e logicità.
Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista? La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un “diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna. Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne. Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di “dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall'occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e continueranno, inascoltate, a genere.
Monia Andreani, Olivia Guaraldo, Francesca Palazzi Arduini, Emma Schiavon
Per aderire inviare una email a andremonia@genie.it
giovedì 10 gennaio 2008
Foto d'inverno
Richieste a furor di popolo (!!), ecco alcune delle foto scattate durante questi giorni di lontananza dal web.

Ecco le prime "creazioni" realizzate per la Bottega del Frassino, esposte insieme al Gandalf fatto da *lui*.
Le ho fatte come regalo di Natale per tutti, ma sto pensando di metterle anche in vendita.
Questi sono invece i miei esperimenti in cucina! Gnocchi, biscotti allo zenzero e crostata di ciliegie!

Il mio tesoro...

... e le gallinelle d'acqua (uccelli selvatici tipici delle "terre d'acqua", ovvero della piana piemontese coltivata a risaie), che vengono a mangiare nel mio cortile. Ho impiegato qualche giorno a conquistare la loro fiducia, ma alla fine ce l'ho fatta! Non si fanno avvicinare ma, quando noi siamo in casa, gironzolano beate nel mio cortile posteriore, dietro al quale scorre la piccola roggia.
Ora basta: non vi voglio così male! Altre foto le trovate su Flickr
La Bottega del Frassino - Streghine
Ecco le prime "creazioni" realizzate per la Bottega del Frassino, esposte insieme al Gandalf fatto da *lui*.
Le ho fatte come regalo di Natale per tutti, ma sto pensando di metterle anche in vendita.
In cucina
Questi sono invece i miei esperimenti in cucina! Gnocchi, biscotti allo zenzero e crostata di ciliegie!
Le mie bestiole
Il mio tesoro...
... e le gallinelle d'acqua (uccelli selvatici tipici delle "terre d'acqua", ovvero della piana piemontese coltivata a risaie), che vengono a mangiare nel mio cortile. Ho impiegato qualche giorno a conquistare la loro fiducia, ma alla fine ce l'ho fatta! Non si fanno avvicinare ma, quando noi siamo in casa, gironzolano beate nel mio cortile posteriore, dietro al quale scorre la piccola roggia.
Ora basta: non vi voglio così male! Altre foto le trovate su Flickr