mercoledì 15 ottobre 2008

Domani partirò per la Sicilia. Tornerò la prossima settimana. Nel frattempo, vi affido blog, sito e forum.
A risentirci presto!

sabato 4 ottobre 2008

Le streghe di Verrua Savoia

«[...] Ma il luogo prediletto dell'adunanza o sabba era su di un tratto di strada sorretto da un robusto parapetto in pietra, detto appunto ponte delle streghe, il quale collegava la frazione di Sivrasco coi casolari di Longagnano, dopo la discesa detta della Valassa, ai piedi del colle Papa. Qui, con mezzi di locomozione assai rudimentali, pervenivano le streghe di tutto il circondario, tra lo squittire lugubre delle civette e il latrato insistente dei cani, sfogando le proprie ire sui malcapitati passanti. Esse si libravano in alto prima di raggiungere il luogo della tregenda, sul quale scendevano sghignazzando all'appuntamento demoniaco. Altre, invece, attraverso il fitto della boscaglia, salivano la stretta gola del famigerato ponte, indi si univano alla ridda frenetica del "gregge" indemoniato. I contadini impauriti non osavano avvicinarsi, ma udivano da lontano gli schiamazzi e i belati disumani, mentre il caprone scivolava lungo i sentieri tortuosi della collina, accovacciandosi con gesti lascivi sulle giogaie della tenebra. [...]
In tali circostanze, si racconta che una famiglia dimorante nei casolari del Vallone veniva continuamente minacciata da fenomeni strani e oscuri. In particolare, il frumento custodito in un apposito vano, si mischiava inspiegabilmente con la segala e la biada, provocando un immane lavoro di cernita per non disperdere il frutto di un'annata di lavoro. Attorno alla cascina, spesso si sollevava un insolito vento che trascinava le foglie secche dell'adiacente boschetto sulle colture dei campi danneggiando i raccolti. Talvolta pareva che si accanisse in modo violento fino a seppellire gli ultimi ortaggi dell'autunno; altre volte si diradava morendo lontano. Lo sgomento e l'inquietudine di tutti questi episodi spinsero il capo famiglia a cercare un rimedio. Si consultò con una persona che "aveva studiato", la quale gli consigliò di cospargere la sua dimora con acqua benedetta, avendo l'accortezza di tenerne sempre un flacone in tasca, quale "arma" da utilizzare contro una certa capra che si aggirava nottetempo sul ponte delle streghe. L'occasione si presentò qualche giorno dopo, allorché il proprietario del citato cascinale rincasò poco prima dell'alb, avendo dovuto vegliare presso l'abitazione di un parente appena deceduto nella frazione di Sivrasco. Il buio era fitto. [...] Vi era un non so che di staccato dalla realtà quotidiana che metteva angoscia e paura; allora affrettò un poco il passo involontariamente, quindi, accortosi della premura, quasi fosse incalzato da forze misteriose, rallentò risolutamente, indignato dal tremore che gli sussultava dentro, pieno di sprezzo contro la sua viltà. [...] Quando giunse in prossimità del famoso ponte, scorse da lontano uno spirito malefico che si muoveva furtivo, emettendo risate e belati inauditi. Superato il panico iniziale, si scostò dalla strada e risalì la china del bosco, insinuandosi fra la fitta boscaglia che si stringeva tutt'intorno, rendendogli disagevole il cammino. Poi la vegetazione cedette lentamente a un confuso ammasso di ginestre che costeggiava la radura, da dove egli poteva scorgere quell'essere demoniaco a pochi metri di distanza. Raccogliendo tutte le sue forze, intrise la corda con l'acqua benedetta, indi si scagliò contro cercando di infilargli il laccio al collo. La lotta si scatenò furibonda, ma a poco a poco la "bestia" si mostrò sempre più impotente e alla fine cedette. Essa venne trascinata in una stalla e legata attorno alla mangiatoia. Allo spuntar del mattino, in virtù di chissà quale sortilegio, la capra si era tramutata in una donna ben nota e conosciuta.»

Testimonianza di Teresa Omegna (1851-1950), raccolta nel 1948 e riportata da Mario Ogliaro in La fortezza di Verrua Savoia nella storia del Piemonte, Libreria Mongiano Editrice, Crescentino 1999, p. 362-363.

F. Goya, Incantation

lunedì 15 settembre 2008

La melagrana

Ti nutro con chicchi di melograno
perché torni a sanguinare il mio grembo
e a tremare la terra
al ripetersi
ossessionato delle mie lacrime.

Sono io la Grande Malata
io la donna che non può
più
sentire dolore...

(E.M.)

S. Dalì, Le rose sanguinanti (1930)

(Lo aspetto, questo Equinozio, con un'ansia che mai ho provato - per nessuna delle Feste dell'Oscurità. Una parte di me acclama la Rinascita, nel buio e nel silenzio - com'è stato all'inizio. L'altra parte, al contrario, recalcitra impaurita, smarrita di fronte alle inezie del quotidiano, del futuro, di "Ciò Che Deve Essere Programmato". Ma io so che sarà la prima ad avere la meglio - una volta tanto.)

domenica 7 settembre 2008

Del mese di settembre

Sono tornata a casa già da parecchio, ma mi sono mancati il tempo e la voglia di scrivere su queste pagine.
Le montagne erano meravigliose e io e Cri ci siamo comportati da coscienziosi viandanti.
Del resto, arrampicarsi lungo i sentieri d'alta quota, per poi giungere - con quel particolare sobbalzo al cuore - alla meta tanto ambita sono sensazioni che valgono la pena di faticare, di sentire le gambe indolenzite e la pelle bruciare al sole.
In più, durante il soggiorno in Valle d'Aosta, ho raccolto parecchi racconti e leggende, che sto trascrivendo in questi giorni sul mio quadernetto (e sul sito). Storie di vallate infestate da spiriti malevoli, di streghe più o meno pericolose, di animali bizzarri e lupi mannari. Nonostante la vicinanza geografica, sono molto diverse da quelle piemontesi: vi si leggono l'asperità della terra e la rigidità dei lunghi inverni, il freddo della notte, le insidie dei sentieri scoscesi.

Ci pensavo la sera, passeggiando lungo il torrente: quelli erano i luoghi del loup garu, delle fate bizzose capaci di tramutarsi in serpenti... Fino al secolo scorso, fino a soli cinquant'anni fa, la popolazione del luogo era ancora completamente immersa in questo mondo aspro e magico al tempo stesso. Ora, invece, non sappiamo più ascoltare, non sappiamo più meravigliarci, non sappiamo più trattenere il fiato sospeso per un fruscìo nella notte...

Il Gran Paradiso visto dai casolari dell'Herbetet (foto di Canidia)

Il ritorno alla vita quotidiana è stato meno riposante di quel che mi aspettassi: avevo creduto di poter fare ancora qualche giorno di vacanza prima di tornare al lavoro, invece io e Cri abbiamo finito per metterci a tinteggiare le due facciate di casa. Un lavoro faticoso, ma necessario. Non ne potevamo più dell'intonaco che sfioriva e dei ragni che si ostinanavano a fare il nido sopra la nostra porta d'ingresso.
La Casa dei Ranocchi ha cambiato faccia, assomiglia sempre meno a una vecchia bisbetica e inizia ad apprezzare la vivacità dei colori e la fragranza dei fiori. L'ho sempre detto io, che era solo questione di tempo...

Il primo di settembre ho ricominciato a lavorare.
Sono sempre in Comune, con un nuovo contratto valido per ben trenta giorni, che forse verrà rinnovato fino a Natale.
La vita dei precari è avventurosa e io cerco di non pensarci troppo visto che, oltretutto, il 17 di questo mese mi laureo. Cerco di non pensare troppo neppure a questo, altrimenti rischio di affogare.
Ma, certo, a volte ci penso. Appena appena, quel tanto che basta per restare agganciata alla realtà.
Per tanti anni l'argomento "università" è stato il tasto debole, il nervo scoperto da non stuzzicare. E adesso...
Adesso la laurea.
La fine dell'università e di tutti i miei patemi.
Che fossi testarda lo sapevo; ma senza Cri (senza la sua fiducia incessante nelle mie possibilità: a tutti i costi e senza mai vacillare...) non ce l'avrei mai fatta.
Che cosa cambierà, dal 17 settembre? Nella mia vita poco o nulla.
Ma nella mia testa sarà una gran baldoria.

sabato 2 agosto 2008

Nera strega delle montagne

Ovvero: della partenza di Canidia - finalmente.

Ci sono luoghi diversi da quelli in cui siamo nati e cresciuti, ai quali, tuttavia, apparteniamo, nel senso più profondo e inspiegabile del termine.
Chiamatela "voce del destino".
Chiamateli "ricordi di vite precedenti".
Io non so (davvero, non lo so) da che cosa dipenda questo attaccamento a luoghi lontani o estranei.
Per quel che mi riguarda, mi sento a casa in Grecia (paese meraviglioso di luce abbacinante) - dove conto di ritornare la prossima primavera.
E mi sento a casa nei boschi della Val d'Aosta, quelli del maestoso massiccio del Gran Paradiso.
E' lì che sto per tornare.
Partirò domani.
I sentieri mi chiamano. La Nera Strega dagli abiti scuri e la Canidia-bambina (quella a cui mai, per anni, ho saputo dare un nome e che ora, invece, mi pare così familiare) reclamano la mia presenza.
Là, dove potrò rigenerarmi e tornare a essere completamente me stessa.
Senza debolezze.
Senza compromessi.

Buon viaggio a chi parte, buona permanenza a chi resta.
Ci sentiamo più avanti, non so dirvi con esattezza quando.



L'erba di S. Antonio e il torrente Lauson, a Valnontey, lo scorso anno.
Foto di Canidia.

domenica 27 luglio 2008

La Chiesa dichiara guerra ai blogger

Dopo la lettera aperta (vergognosa) al giornale locale della mia città per protestare sul fatto che Valentina (la ragazza suicidatasi dopo uno stupro: ne avrete sentito parlare anche in tv) avesse ricevuto dal parroco di Casale Monferrato regolari funerali cristiani; dopo l'anestesista che si rifiuta di praticare l'iniezione di antidolorifico a una donna che sta abortendo perché "obiettore di coscienza"; dopo la storia allucinante di Cristina, a cui viene impedito il soggiorno in un agriturismo perché "viaggia sola, mentre noi, qui, accettiamo solo famiglie" (!!!)...

... dopo tutto questo arriva, a confermare - caso mai ce ne fosse bisogno - la sterzata bigotto-destrorsa in corso nel nostro povero Paese, la guerra ai blogger che si azzardano a esprimere dissenso verso il Papa e il Vaticano.
Ricordate un certo bannerino molto diffuso sui blog di persone critiche verso la politica del Vaticano, in cui compariva Paparatzinger con un ghigno stampato sul volto e la scritta: "Il Papa condanna questo sito?". Bene, dietro segnalazione della Curia alla Polizia, questo banner è stato rimosso dal Web.



Qui trovate l'articolo sulla vicenda, scritto dal realizzatore stesso del famoso "Papa-banner".

Ho poi approfondito la questione Papabanner censurato con la polizia (il ritardo è dovuto alla mia difficoltà nel collegarmi). Vengono fuori due cose, una rassicurante, una inquietante. La prima è che non c’è una vera denuncia come mi era stato detto, ma solo la minaccia di una possibile azione legale, ovvero qualcuno ha contattato la polizia e gli ha detto che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava. La questione inquietante è che io pensavo che a farlo fosse stato uno di quei mitomani senza nulla da fare se non venire ad insultarmi sul blog. Invece si tratta della Chiesa stessa. Esatto. Questo spiega molte cose, come ad esempio il perché la polizia non li ha mandati al diavolo per questa sciocchezza.

La polizia postale mi ha detto che non c’è una vera denuncia, ma che “esponenti della Curia” li hanno contattati manifestando il loro disappunto ed eventualmente dichiarandosi pronti a denunciarmi. Così la polizia ha avvisato il servizio di web hosting che ha prontamente bloccato tutto.

Perciò sulla mia testa pende la minaccia della denuncia della Chiesa. Il motivo? Sembra diffamatorio che il Papa scomunichi siti che parlano di temi laici e atei. Anime candide. Non era abbastanza chiara l’ironia: pensano che io tenti surretizziamente di far passare la falsa informazione che il Papa abbia DAVVERO scomunicato il mio blog. Chissà quanti gonzi ci sono là fuori che pensano: “ehi, il Papa ha scomunicato il blog di un signor Nessuno!”.

Ma visto che mi piace assumere, anche solo per amor di retorica, che nessuno sia così stupido, vediamola sotto un altro rispetto: forse che il problema non sia magari la DIFFUSIONE del banner? Ci sono più di 500 siti che l’hanno esposto e ricevo ogni settimana nuove adesioni. Sono onorato che la cosa li abbia disturbati. Perciò è facile: si contatta la polizia e gli si dice: “questa cosa non ci garba”, quelli lo dicono al web hosting: “guardate che la Chiesa potrebbe denunciare un vostro cliente” e quegli altri bloccano subito tutto, non sia mai che finiscano anche loro nelle grinfie di Bagnasco. Semplice. L’autore è un povero studente spiantato che ha fatto una ragazzata, lo si intimorisce e la smette, il banner poi ormai è scomparso.

Tutto vero. Era una ragazzata. Però queste cose mi fanno uscire dai gangheri: l’arroganza dell’intimidazione (“figurati se questo ha i soldi per pagarsi un avvocato e rischiare il processo”) e la censura della libertà di espressione.

Il poliziotto mi ha detto che non succederà nulla se le cose rimangono come adesso, ma che io sono libero di rimettere il banner, sapendo però che c’è qualcuno che potrebbe denunciarmi per questo. Questa non è proprio censura in effetti, ma un modo tutto italiano di ottenere lo stesso risultato: non è che ti impediamo di fare una cosa, tu la puoi fare, ma sappi che se lo fai dovrai vedertela con gente molto più potente di te che, magari anche a torto, può vincere in tribunale perché si può permettere dei buoni avvocati.

Sposterò i banner su un server americano, li renderò a prova di “ambiguità”, darò al banner una pagina tutta sua fuori da questo blog (se la merita) e scriverò a tutti i siti che si schierano dalla parte dei laici e a quelli che combattono per la libertà di espressione. Non che mi aspetti assistenza giuridica, non sono un martire e questo non è un grande caso. Ma mi basta il passaparola e l’indignazione di quanta più gente è possibile. Sono sicuro che se avessi il sostegno (anche solo verbale) di molte associazioni gli passerebbe la voglia di intimidirmi.

Per questo, se voleste segnalarmi nei commenti a questo post qualunque sito/associazione che difende i diritti d’espressione e la libertà di parola (o qualunque sito in generale pensate possa essere interessato a questo caso), sarò lieto di mandare anche a loro una copia della lettera che sto preparando con la mia storia.

E qui trovate il post sul blog di Narciso, che ha segnalato la vicenda (grazie!!) e fornisce qualche indicazione in più sul caso. Fate girare la voce il più possibile, in modo da dimostrare al Vaticano e alle nostre solerti forze dell'ordine che non riusciranno a metterci a tacere tanto facilmente: è una vergogna!!!

venerdì 18 luglio 2008

Mustéria

I culti misterici si svolgevano in Attica sempre di notte, durante la luna calante.
Nella tenebra più completa, quindi - densa come solo la notte dell'antichità lontana (priva dell'abbaglio che caratterizza i moderni centri abitati) poteva essere.
Il termine "mistero" deriva da mùstes, "iniziato" e dal verbo muéo, "iniziare". Quest'ultimo, a sua volta, deriva da mùo, "chiudere gli occhi".
La connessione fra conoscenza e cecità, impossibilità a vedere, è fin da subito evidente.
Gli iniziati ai Misteri Eleusini nella notte chiudevano gli occhi: così incominciava il loro viaggio, a ritroso nell'interiorità e avanti, verso la dimensione dell'ou-topia, di ciò che non può essere compreso, se non pagando un prezzo molto alto: la vista umana.


Oper your eyes, di © Scott Austin

Sono ciechi infatti i grandi sapienti, i poeti in-vasati, ciechi gli indovini. Per i Greci, la conoscenza passa attraverso lo sguardo e lo trasfigura. Chi vuole conoscere (e vedere) resta abbagliato, irrimediabilmente. E' una cicatrice, un marchio impresso nella retina.
Per questo, secondo Esiodo, i rituali misterici sono «terribili a vedersi» (Le Opere e i Giorni, 756).
E per questo Pindaro scrive:

Felice chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose: conosce la fine della vita, conosce anche il principio dato da Zeus. (Fr. 137)

La dimensione femminile "ctonia", generatrice e distruttrice (alfa e omega), è la verità che non può essere svelata, se non in determinate circostanze. In questo senso il gesto simbolico del "chiudere gli occhi" da parte dell'iniziato (gesto che richiama da vicino, in un ripetersi devoto, l'atto di indossare il velo compiuto da Ctonie, nel mito raccontato nel post precedente) risulta particolarmente significativo: è l'incipit che apre la strada, il cammino circolare che conduce alla risoluzione - e dunque la fine.