Sul blog animalista Natividad parte la campagna contro gli abbandoni dell'estate 2009.
Per l'occasione abbiamo preparato dei banner, usando come "testimonial" il nostro fido Mickey. Le foto, come sempre, sono di Cristiano.
Prelevate e diffondete, ci farete un immenso piacere!
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lunedì 13 luglio 2009
domenica 27 luglio 2008
La Chiesa dichiara guerra ai blogger
Dopo la lettera aperta (vergognosa) al giornale locale della mia città per protestare sul fatto che Valentina (la ragazza suicidatasi dopo uno stupro: ne avrete sentito parlare anche in tv) avesse ricevuto dal parroco di Casale Monferrato regolari funerali cristiani; dopo l'anestesista che si rifiuta di praticare l'iniezione di antidolorifico a una donna che sta abortendo perché "obiettore di coscienza"; dopo la storia allucinante di Cristina, a cui viene impedito il soggiorno in un agriturismo perché "viaggia sola, mentre noi, qui, accettiamo solo famiglie" (!!!)...
... dopo tutto questo arriva, a confermare - caso mai ce ne fosse bisogno - la sterzata bigotto-destrorsa in corso nel nostro povero Paese, la guerra ai blogger che si azzardano a esprimere dissenso verso il Papa e il Vaticano.
Ricordate un certo bannerino molto diffuso sui blog di persone critiche verso la politica del Vaticano, in cui compariva Paparatzinger con un ghigno stampato sul volto e la scritta: "Il Papa condanna questo sito?". Bene, dietro segnalazione della Curia alla Polizia, questo banner è stato rimosso dal Web.

Qui trovate l'articolo sulla vicenda, scritto dal realizzatore stesso del famoso "Papa-banner".
E qui trovate il post sul blog di Narciso, che ha segnalato la vicenda (grazie!!) e fornisce qualche indicazione in più sul caso. Fate girare la voce il più possibile, in modo da dimostrare al Vaticano e alle nostre solerti forze dell'ordine che non riusciranno a metterci a tacere tanto facilmente: è una vergogna!!!
... dopo tutto questo arriva, a confermare - caso mai ce ne fosse bisogno - la sterzata bigotto-destrorsa in corso nel nostro povero Paese, la guerra ai blogger che si azzardano a esprimere dissenso verso il Papa e il Vaticano.
Ricordate un certo bannerino molto diffuso sui blog di persone critiche verso la politica del Vaticano, in cui compariva Paparatzinger con un ghigno stampato sul volto e la scritta: "Il Papa condanna questo sito?". Bene, dietro segnalazione della Curia alla Polizia, questo banner è stato rimosso dal Web.

Qui trovate l'articolo sulla vicenda, scritto dal realizzatore stesso del famoso "Papa-banner".
Ho poi approfondito la questione Papabanner censurato con la polizia (il ritardo è dovuto alla mia difficoltà nel collegarmi). Vengono fuori due cose, una rassicurante, una inquietante. La prima è che non c’è una vera denuncia come mi era stato detto, ma solo la minaccia di una possibile azione legale, ovvero qualcuno ha contattato la polizia e gli ha detto che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava. La questione inquietante è che io pensavo che a farlo fosse stato uno di quei mitomani senza nulla da fare se non venire ad insultarmi sul blog. Invece si tratta della Chiesa stessa. Esatto. Questo spiega molte cose, come ad esempio il perché la polizia non li ha mandati al diavolo per questa sciocchezza.
La polizia postale mi ha detto che non c’è una vera denuncia, ma che “esponenti della Curia” li hanno contattati manifestando il loro disappunto ed eventualmente dichiarandosi pronti a denunciarmi. Così la polizia ha avvisato il servizio di web hosting che ha prontamente bloccato tutto.
Perciò sulla mia testa pende la minaccia della denuncia della Chiesa. Il motivo? Sembra diffamatorio che il Papa scomunichi siti che parlano di temi laici e atei. Anime candide. Non era abbastanza chiara l’ironia: pensano che io tenti surretizziamente di far passare la falsa informazione che il Papa abbia DAVVERO scomunicato il mio blog. Chissà quanti gonzi ci sono là fuori che pensano: “ehi, il Papa ha scomunicato il blog di un signor Nessuno!”.
Ma visto che mi piace assumere, anche solo per amor di retorica, che nessuno sia così stupido, vediamola sotto un altro rispetto: forse che il problema non sia magari la DIFFUSIONE del banner? Ci sono più di 500 siti che l’hanno esposto e ricevo ogni settimana nuove adesioni. Sono onorato che la cosa li abbia disturbati. Perciò è facile: si contatta la polizia e gli si dice: “questa cosa non ci garba”, quelli lo dicono al web hosting: “guardate che la Chiesa potrebbe denunciare un vostro cliente” e quegli altri bloccano subito tutto, non sia mai che finiscano anche loro nelle grinfie di Bagnasco. Semplice. L’autore è un povero studente spiantato che ha fatto una ragazzata, lo si intimorisce e la smette, il banner poi ormai è scomparso.
Tutto vero. Era una ragazzata. Però queste cose mi fanno uscire dai gangheri: l’arroganza dell’intimidazione (“figurati se questo ha i soldi per pagarsi un avvocato e rischiare il processo”) e la censura della libertà di espressione.
Il poliziotto mi ha detto che non succederà nulla se le cose rimangono come adesso, ma che io sono libero di rimettere il banner, sapendo però che c’è qualcuno che potrebbe denunciarmi per questo. Questa non è proprio censura in effetti, ma un modo tutto italiano di ottenere lo stesso risultato: non è che ti impediamo di fare una cosa, tu la puoi fare, ma sappi che se lo fai dovrai vedertela con gente molto più potente di te che, magari anche a torto, può vincere in tribunale perché si può permettere dei buoni avvocati.
Sposterò i banner su un server americano, li renderò a prova di “ambiguità”, darò al banner una pagina tutta sua fuori da questo blog (se la merita) e scriverò a tutti i siti che si schierano dalla parte dei laici e a quelli che combattono per la libertà di espressione. Non che mi aspetti assistenza giuridica, non sono un martire e questo non è un grande caso. Ma mi basta il passaparola e l’indignazione di quanta più gente è possibile. Sono sicuro che se avessi il sostegno (anche solo verbale) di molte associazioni gli passerebbe la voglia di intimidirmi.
Per questo, se voleste segnalarmi nei commenti a questo post qualunque sito/associazione che difende i diritti d’espressione e la libertà di parola (o qualunque sito in generale pensate possa essere interessato a questo caso), sarò lieto di mandare anche a loro una copia della lettera che sto preparando con la mia storia.
La polizia postale mi ha detto che non c’è una vera denuncia, ma che “esponenti della Curia” li hanno contattati manifestando il loro disappunto ed eventualmente dichiarandosi pronti a denunciarmi. Così la polizia ha avvisato il servizio di web hosting che ha prontamente bloccato tutto.
Perciò sulla mia testa pende la minaccia della denuncia della Chiesa. Il motivo? Sembra diffamatorio che il Papa scomunichi siti che parlano di temi laici e atei. Anime candide. Non era abbastanza chiara l’ironia: pensano che io tenti surretizziamente di far passare la falsa informazione che il Papa abbia DAVVERO scomunicato il mio blog. Chissà quanti gonzi ci sono là fuori che pensano: “ehi, il Papa ha scomunicato il blog di un signor Nessuno!”.
Ma visto che mi piace assumere, anche solo per amor di retorica, che nessuno sia così stupido, vediamola sotto un altro rispetto: forse che il problema non sia magari la DIFFUSIONE del banner? Ci sono più di 500 siti che l’hanno esposto e ricevo ogni settimana nuove adesioni. Sono onorato che la cosa li abbia disturbati. Perciò è facile: si contatta la polizia e gli si dice: “questa cosa non ci garba”, quelli lo dicono al web hosting: “guardate che la Chiesa potrebbe denunciare un vostro cliente” e quegli altri bloccano subito tutto, non sia mai che finiscano anche loro nelle grinfie di Bagnasco. Semplice. L’autore è un povero studente spiantato che ha fatto una ragazzata, lo si intimorisce e la smette, il banner poi ormai è scomparso.
Tutto vero. Era una ragazzata. Però queste cose mi fanno uscire dai gangheri: l’arroganza dell’intimidazione (“figurati se questo ha i soldi per pagarsi un avvocato e rischiare il processo”) e la censura della libertà di espressione.
Il poliziotto mi ha detto che non succederà nulla se le cose rimangono come adesso, ma che io sono libero di rimettere il banner, sapendo però che c’è qualcuno che potrebbe denunciarmi per questo. Questa non è proprio censura in effetti, ma un modo tutto italiano di ottenere lo stesso risultato: non è che ti impediamo di fare una cosa, tu la puoi fare, ma sappi che se lo fai dovrai vedertela con gente molto più potente di te che, magari anche a torto, può vincere in tribunale perché si può permettere dei buoni avvocati.
Sposterò i banner su un server americano, li renderò a prova di “ambiguità”, darò al banner una pagina tutta sua fuori da questo blog (se la merita) e scriverò a tutti i siti che si schierano dalla parte dei laici e a quelli che combattono per la libertà di espressione. Non che mi aspetti assistenza giuridica, non sono un martire e questo non è un grande caso. Ma mi basta il passaparola e l’indignazione di quanta più gente è possibile. Sono sicuro che se avessi il sostegno (anche solo verbale) di molte associazioni gli passerebbe la voglia di intimidirmi.
Per questo, se voleste segnalarmi nei commenti a questo post qualunque sito/associazione che difende i diritti d’espressione e la libertà di parola (o qualunque sito in generale pensate possa essere interessato a questo caso), sarò lieto di mandare anche a loro una copia della lettera che sto preparando con la mia storia.
E qui trovate il post sul blog di Narciso, che ha segnalato la vicenda (grazie!!) e fornisce qualche indicazione in più sul caso. Fate girare la voce il più possibile, in modo da dimostrare al Vaticano e alle nostre solerti forze dell'ordine che non riusciranno a metterci a tacere tanto facilmente: è una vergogna!!!
venerdì 18 aprile 2008
Boicottiamo Guillermo Habacuc Vargas!
Sorvolo sull'elezione del "nano malefico" semplicemente perché mi ero ripromessa di non scrivere volgarità sul mio blog. Tanto, mi sono già ampiamente espressa sul forum
.
Torno invece alle mie campagne animaliste: gli animali - almeno loro - non deludono mai.
Guillermo "Habacuc" Vargas, un pessimo individuo passato agli onori della cronaca per aver lasciato morire di fame un cane durante una mostra d'arte (la sua "opera d'arte" sarebbe stata proprio questa: per saperne di più sulla triste vicenda leggete qui
) torna a far parlare di sé. Parteciperà infatti, incurante delle proteste degli animalisti alla Bienal Artística Centroamericana de Honduras 2008.
E' inaccettabile!!
Vi chiedo perciò di firmare la petizione CONTRO la partecipazione di questo delinquente alla mostra biennale e di inviare le necessarie lettere di protesta, agli indirizzi indicati dalla LAV. Trovate tutte le informazioni necessarie sul sito della LAV
e sul blog Natividad
.
Grazie di cuore a tutti coloro che firmeranno.

Natividad, il cagnolino ucciso da Vargas
.Torno invece alle mie campagne animaliste: gli animali - almeno loro - non deludono mai.
Guillermo "Habacuc" Vargas, un pessimo individuo passato agli onori della cronaca per aver lasciato morire di fame un cane durante una mostra d'arte (la sua "opera d'arte" sarebbe stata proprio questa: per saperne di più sulla triste vicenda leggete qui
) torna a far parlare di sé. Parteciperà infatti, incurante delle proteste degli animalisti alla Bienal Artística Centroamericana de Honduras 2008.E' inaccettabile!!
Vi chiedo perciò di firmare la petizione CONTRO la partecipazione di questo delinquente alla mostra biennale e di inviare le necessarie lettere di protesta, agli indirizzi indicati dalla LAV. Trovate tutte le informazioni necessarie sul sito della LAV
e sul blog Natividad
.Grazie di cuore a tutti coloro che firmeranno.
Natividad, il cagnolino ucciso da Vargas
martedì 4 marzo 2008
Petizione per Fawza Falih, condannata a morte per stregoneria
Fawza Falih è una donna saudita accusata di aver reso impotente un uomo per mezzo di sortilegi magici. Arrestata dalla polizia locale, è stata picchiata e poi costretta a firmare la propria "confessione". Se il re Abdullah non interverrà per salvarla, concedendole la grazia, Fawza sarà giustiziata mediante decapitazione.
Per fermare questa terribile ingiustizia, firmate la petizione e fatela girare il più possibile.

Un ringraziamento particolare a FataAlchechengi, che mi ha segnalato l'iniziativa. Sul suo blog potete trovare anche parecchi approfondimenti e articoli di riferimento alla vicenda.
Per fermare questa terribile ingiustizia, firmate la petizione e fatela girare il più possibile.

Un ringraziamento particolare a FataAlchechengi, che mi ha segnalato l'iniziativa. Sul suo blog potete trovare anche parecchi approfondimenti e articoli di riferimento alla vicenda.
venerdì 25 gennaio 2008
Appello contro la moratoria per l'aborto proposta da "Il Foglio"
Ciascuno, sulla "questione aborto", può pensarla come vuole. In ogni caso io sono dell'idea che:
1) i cattolici e il Vaticano debbano smetterla di voler imporre a tutti la loro morale, la loro fede, le loro convinzioni;
2) non debba essere un uomo (della risma di Giuliano Ferrara, per giunta) a doversi impicciare di certe questioni;
3) non si possa fare politica (perché questo è quanto vuole fare "Il Foglio") col corpo delle donne.
Pertanto, posto anche qui, come già avevo fatto su Mother Earth Icons, l'appello diffuso da Server Donne:
Dead women walking. Il patriarcato da bar è il modo più semplice che ha il simbolico patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza argomentazione e logicità.
Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista? La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un “diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna. Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne. Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di “dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall'occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e continueranno, inascoltate, a genere.
Per aderire inviare una email a andremonia@genie.it
1) i cattolici e il Vaticano debbano smetterla di voler imporre a tutti la loro morale, la loro fede, le loro convinzioni;
2) non debba essere un uomo (della risma di Giuliano Ferrara, per giunta) a doversi impicciare di certe questioni;
3) non si possa fare politica (perché questo è quanto vuole fare "Il Foglio") col corpo delle donne.
Pertanto, posto anche qui, come già avevo fatto su Mother Earth Icons, l'appello diffuso da Server Donne:
Dead women walking. Il patriarcato da bar è il modo più semplice che ha il simbolico patriarcale e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza argomentazione e logicità.
Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista? La questione della libera scelta della maternità non deve più essere argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un “diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e che spetta a ogni donna. Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne. Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di “dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito, del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall'occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e continueranno, inascoltate, a genere.
Monia Andreani, Olivia Guaraldo, Francesca Palazzi Arduini, Emma Schiavon
Per aderire inviare una email a andremonia@genie.it
mercoledì 24 ottobre 2007
E poi ci diciamo (da soli) che l'uomo è un animale intelligente. L'uomo NON è un animale intelligente. L'uomo è un animale CRUDELE.
Leggete qui che cosa succede in un angolo del nostro meraviglioso mondo.
Un certo Guillermo Habacuc Vargas (sedicente artista e sicuro psicopatico) avrebbe causato la morte di un cane (chiamato Natividad) rinchiudendolo in una stanza e impedendogli di alimentarsi. Cito dal blog di Darkmcmahon:
«[...] un cane è legato ad una corda e gli è impedito di alimentarsi. In aggiunta, le mura che circondano l’animale sono ricoperte di scritte create utilizzando croccantini per cani. Inutile dire che il povero animale è deceduto poco tempo dopo l’inizio della mostra… Non riesco a capire come nessuno possa essere intervenuto per impedire questa tortura… Molte fotografie mostrano il pubblico intendo a guardare la mostra, con free drink e stuzzichini fra le mani, fregandosene altamente della vita di questo animale. L’ “artista” si giustifica sottolineando che, siccome il cane è randagio, prima o poi sarebbe morto comunque…»
Adesso questo "signore" sarebbe stato scelto come rappresentante del proprio paese alla rassegna d'arte Biennal Central America Honduras 2008. Non c'è limite all'indifferenza umana, ma noi gridare forte il nostro "NO" e boicottare Vargas, firmando questa petizione.
Vi prego, fatelo. E' importante.
(Le foto del cane, mi perdonerete, ma non riesco a postarle: mi fanno troppo male...)
Leggete qui che cosa succede in un angolo del nostro meraviglioso mondo.
Un certo Guillermo Habacuc Vargas (sedicente artista e sicuro psicopatico) avrebbe causato la morte di un cane (chiamato Natividad) rinchiudendolo in una stanza e impedendogli di alimentarsi. Cito dal blog di Darkmcmahon:
«[...] un cane è legato ad una corda e gli è impedito di alimentarsi. In aggiunta, le mura che circondano l’animale sono ricoperte di scritte create utilizzando croccantini per cani. Inutile dire che il povero animale è deceduto poco tempo dopo l’inizio della mostra… Non riesco a capire come nessuno possa essere intervenuto per impedire questa tortura… Molte fotografie mostrano il pubblico intendo a guardare la mostra, con free drink e stuzzichini fra le mani, fregandosene altamente della vita di questo animale. L’ “artista” si giustifica sottolineando che, siccome il cane è randagio, prima o poi sarebbe morto comunque…»
Adesso questo "signore" sarebbe stato scelto come rappresentante del proprio paese alla rassegna d'arte Biennal Central America Honduras 2008. Non c'è limite all'indifferenza umana, ma noi gridare forte il nostro "NO" e boicottare Vargas, firmando questa petizione.
Vi prego, fatelo. E' importante.
(Le foto del cane, mi perdonerete, ma non riesco a postarle: mi fanno troppo male...)
venerdì 28 settembre 2007
A piedi nudi, sotto la pioggia...
I monaci buddisti si sono messi in marcia. A piedi nudi, sotto la pioggia, senza strepito, per gridare silenziosamente la sofferenza del loro Paese. E poi la gente, dietro di loro, si è unita al corteo. E' diventata un fiume in piena, che ora i militari stanno cercando di contenere, arginare, soffocare. Zitti, devono stare zitti. Costi quel che costi.
La storia della Birmania è una storia fortemente travagliata: prima la dominazione inglese (a partire dal 1919), poi quella giapponese, durante la seconda guerra mondiale e infine la democrazia, conquistata nel '48 e distrutta nel '62, quando un colpo di stato instaurò un regime ottuso e spietato - come lo sono tutti i totalitarismi.
Oggi:
- i prigionieri politici, gettati in carcere o condannati agli arresti domiciliari, sono più di un migliaio e fra loro vi sono anche monaci, studenti, operai: chiunque si sia reso "colpevole" di criticare la politica del regime o abbia osato mantenere contatti con birmani esuli all'estero;
- i prigionieri politici, i detenuti di ogni tipo e gli appartenenti alle minoranze etniche vengono sistematicamente condannati ai lavori forzati. A questa pratica vengono costretti anche i cittadini liberi da qualsiasi condanna, qualora lo Stato lo ritenga necessario;
- la repressione delle minoranze etniche è sistematica e non di rado donne e bambini ad esse appartenenti vengono fatti lavorare come schiavi e poi uccisi, affinché simili orrori non possano essere diffusi.
E' il momento di dire BASTA.
Basta alla violenza, all'arroganza, alla cancellazione della libertà. Basta all'orrore cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime ore.
Schieratevi anche voi al fianco dei monaci della Birmania: documentatevi sulle condizioni in cui versa il loro Paese, sulla sua storia (l'ignoranza e la mancanza di informazioni vanno a braccetto con le ingiustizie sociali!). Indossate qualcosa di rosso (io ho già appeso un grande panno rosso sul balcone e questa sera accenderò una candelina sul davanzale della finestra), come simbolo di solidarietà e fratellanza e, infine, firmate la petizione di Amnesty International, affinchè il massacro sia fermato
.
La comunità internazionale non può e non deve continuare a restare cieca e sorda!
La storia della Birmania è una storia fortemente travagliata: prima la dominazione inglese (a partire dal 1919), poi quella giapponese, durante la seconda guerra mondiale e infine la democrazia, conquistata nel '48 e distrutta nel '62, quando un colpo di stato instaurò un regime ottuso e spietato - come lo sono tutti i totalitarismi.
Oggi:
- i prigionieri politici, gettati in carcere o condannati agli arresti domiciliari, sono più di un migliaio e fra loro vi sono anche monaci, studenti, operai: chiunque si sia reso "colpevole" di criticare la politica del regime o abbia osato mantenere contatti con birmani esuli all'estero;
- i prigionieri politici, i detenuti di ogni tipo e gli appartenenti alle minoranze etniche vengono sistematicamente condannati ai lavori forzati. A questa pratica vengono costretti anche i cittadini liberi da qualsiasi condanna, qualora lo Stato lo ritenga necessario;
- la repressione delle minoranze etniche è sistematica e non di rado donne e bambini ad esse appartenenti vengono fatti lavorare come schiavi e poi uccisi, affinché simili orrori non possano essere diffusi.
E' il momento di dire BASTA.
Basta alla violenza, all'arroganza, alla cancellazione della libertà. Basta all'orrore cui abbiamo dovuto assistere nelle ultime ore.
Schieratevi anche voi al fianco dei monaci della Birmania: documentatevi sulle condizioni in cui versa il loro Paese, sulla sua storia (l'ignoranza e la mancanza di informazioni vanno a braccetto con le ingiustizie sociali!). Indossate qualcosa di rosso (io ho già appeso un grande panno rosso sul balcone e questa sera accenderò una candelina sul davanzale della finestra), come simbolo di solidarietà e fratellanza e, infine, firmate la petizione di Amnesty International, affinchè il massacro sia fermato
.La comunità internazionale non può e non deve continuare a restare cieca e sorda!

mercoledì 18 luglio 2007
Ripiantiamo gli alberi!
Un miliardo di alberi per riforestare il pianeta: è stata così intitolata la nuova campagna lanciata dall'UNEP (l'organismo delle Nazioni Unite che si occupa della salvaguardia del pianeta), che si pone l'obiettivo di "ri-forestare" la Terra, piantando ben un miliardo di nuovi alberi. Qui potete trovare tutte le informazioni.
I Paesi del Nord Europa, come la Norvegia, la Svezia e la Danimarca, si sono già mossi in questa direzione e i primi risultati iniziano a essere tangibili.
Se davvero si riuscisse a piantare tutti gli alberi previsti dal programma, potrebbero essere assorbiti 250 milioni di tonnellate di anidride carbonica che, come si sa, è la maggiore responsabile dell'innalzamento delle temperature.
L'immagine qui sotto mostra la progressiva (e drastica riduzione) della superficie forestale nel corso degli anni. La situazione attuale, come si può vedere, è piuttosto allarmante: ne sono una prova, oltre al già citato aumento della temperatura, anche le frequenti alluvioni e inondazioni (non bisogna dimenticare, infatti, che gli alberi, con le loro radici, tengono compatto il terreno, ostacolando naturalmente frane e colate di fango).



Quando togliamo qualcosa alla Terra, dobbiamo anche restituirle qualcosa. Sarebbe cosa giusta e ragionevole offrire alla terra semi e germogli, sostituendo così quelli che abbiamo distrutto.
Dobbiamo imparare una cosa: non possiamo sempre prendere, senza dare di persona.
E dobbiamo dare a nostra madre, la Terra, sempre, tanto quanto le abbiamo tolto.
Jimmie C. Begay, indiano Navajo
Che cosa possiamo fare noi, in concreto?
Di associazioni disposte a "piantare per voi" gli alberi e a mantenerli (dietro giusto compenso, s'intende) su Internet ne troverete a bizzeffe. Perciò non mi metterò qui a compilare una lista di link e vi rimando a Google, confidando nella vostra lungimiranza.
Io (che in certe circostanze non m'accontento mai di dar fiato al portafogli, ma preferisco sporcarmi le mani... di terra, in questo caso!) accordo la mia preferenza al metodo fai-da-te. Cito da L'Albero Sacro:
Come suggerisce Wangari Maathai, prima donna africana Premio Nobel per la Pace nel 2004, chiunque può scavare una buca, metterci dentro un albero e poi innaffiarlo affinché non muoia. Nel mondo siamo sei miliardi di persone e se anche solo una ogni sei piantasse un albero l'obiettivo sarebbe raggiunto. Piantate dunque alberi per celebrare le vostre ricorrenze invece di regalare come spesso accade cose inutili, piantate alberi per le nascite, i compleanni, gli anniversari, i matrimoni o anche per ricordare i defunti a voi cari.
Fra l'altro, come ci tramanda Svetonio nella Vita di Virgilio l'usanza di piantare un albero in occasione della nascita di un bambino (oggi rimasta viva in ambito anglosassone) era presente anche in Italia: pare infatti che la madre del poeta abbia piantato per il figlio un piccolo pioppo che diventò, successivamente, una mèta fissa per le donne in procinto di partorire. Lì "si facevano e si scioglievano voti", per assicurare che la nascita dei bambini avvenisse sotto buoni auspici. E dunque: perché non ripristinare le vecchie usanze, quando queste possono far bene al pianeta, oltre che al nostro spirito?
I Paesi del Nord Europa, come la Norvegia, la Svezia e la Danimarca, si sono già mossi in questa direzione e i primi risultati iniziano a essere tangibili.
Se davvero si riuscisse a piantare tutti gli alberi previsti dal programma, potrebbero essere assorbiti 250 milioni di tonnellate di anidride carbonica che, come si sa, è la maggiore responsabile dell'innalzamento delle temperature.
L'immagine qui sotto mostra la progressiva (e drastica riduzione) della superficie forestale nel corso degli anni. La situazione attuale, come si può vedere, è piuttosto allarmante: ne sono una prova, oltre al già citato aumento della temperatura, anche le frequenti alluvioni e inondazioni (non bisogna dimenticare, infatti, che gli alberi, con le loro radici, tengono compatto il terreno, ostacolando naturalmente frane e colate di fango).



Immagini tratte da L'Albero Sacro
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Quando togliamo qualcosa alla Terra, dobbiamo anche restituirle qualcosa. Sarebbe cosa giusta e ragionevole offrire alla terra semi e germogli, sostituendo così quelli che abbiamo distrutto.
Dobbiamo imparare una cosa: non possiamo sempre prendere, senza dare di persona.
E dobbiamo dare a nostra madre, la Terra, sempre, tanto quanto le abbiamo tolto.
Jimmie C. Begay, indiano Navajo
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Che cosa possiamo fare noi, in concreto?
Di associazioni disposte a "piantare per voi" gli alberi e a mantenerli (dietro giusto compenso, s'intende) su Internet ne troverete a bizzeffe. Perciò non mi metterò qui a compilare una lista di link e vi rimando a Google, confidando nella vostra lungimiranza.
Io (che in certe circostanze non m'accontento mai di dar fiato al portafogli, ma preferisco sporcarmi le mani... di terra, in questo caso!) accordo la mia preferenza al metodo fai-da-te. Cito da L'Albero Sacro:
Come suggerisce Wangari Maathai, prima donna africana Premio Nobel per la Pace nel 2004, chiunque può scavare una buca, metterci dentro un albero e poi innaffiarlo affinché non muoia. Nel mondo siamo sei miliardi di persone e se anche solo una ogni sei piantasse un albero l'obiettivo sarebbe raggiunto. Piantate dunque alberi per celebrare le vostre ricorrenze invece di regalare come spesso accade cose inutili, piantate alberi per le nascite, i compleanni, gli anniversari, i matrimoni o anche per ricordare i defunti a voi cari.
Fra l'altro, come ci tramanda Svetonio nella Vita di Virgilio l'usanza di piantare un albero in occasione della nascita di un bambino (oggi rimasta viva in ambito anglosassone) era presente anche in Italia: pare infatti che la madre del poeta abbia piantato per il figlio un piccolo pioppo che diventò, successivamente, una mèta fissa per le donne in procinto di partorire. Lì "si facevano e si scioglievano voti", per assicurare che la nascita dei bambini avvenisse sotto buoni auspici. E dunque: perché non ripristinare le vecchie usanze, quando queste possono far bene al pianeta, oltre che al nostro spirito?
